Il 25 maggio 2020 l’opinione pubblica americana fu scossa dall’omicidio involontario di George Floyd da parte di un poliziotto americano.

Floyd era un afroamericano di 46 anni che fu fermato dalle autorità dello stato del Minnesota, costretto a stare sdraiato sulla strada con il peso del ginocchio di un poliziotto che gravava sul suo collo.

L’uomo patì  questa violenta pratica di immobilizzazione e perse conoscenza. Dopo essere stato portato in ospedale, morì.

George Floyd dovette subire per più di otto minuti il carico di un uomo adulto sul suo collo, che non gli permetteva di respirare efficacemente. L’uomo tentò più volte di avvisare l’agente che gli mancava l’aria, ma questo non bastò a far desistere il poliziotto.

Quando finalmente quest’ultimo lasciò libero il sospettato, da esami successivi si venne a conoscenza che Floyd aveva perso conoscenza già da tre minuti.

L’uomo fu fermato perché un negoziante era convinto che le sigarette appena comprate fossero state acquistate con 20 dollari falsi.

Scritto, diretto e interpretato da Nate Parker e presentato in anteprima mondiale alla 76a edizione del Festival di Venezia da Spike Lee , American Skin presenta una sceneggiatura che vede protagonista Linc (Nate Parker), ex soldato americano della guerra in Iraq, che perde il figlio quattordicenne Kijani (Tony Espinosa) in seguito ad un alterco con un poliziotto.

Il film andrà in onda in prima visione assoluta il 24 maggio alle 21.15 su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW.

MORIRE NON E’ MAI GIUSTO A 14 ANNI

Quella maledetta sera in cui Linc sta tornando in macchina con suo figlio, al ritorno da una piacevole serata che  il ragazzo ha passato  da un compagno di scuola, due poliziotti lo fermano credendo che la sua macchina avesse superato il limite di velocità.

Alla richiesta dell’assicurazione dell’auto da parte degli agenti, Linc purtroppo porge loro una copia dei documenti in cui risulta che la copertura assicurativa è scaduta.

Segue il protocollo classico che i poliziotti seguono, intimando a Linc di scendere dall’auto con le mani in alto compiendo movimenti lenti.

Suo figlio Kijani, da sempre amante della nota figura di Malcolm X e convinto sostenitore delle ingiustizie sociali verso gli afroamericani, pensa di riprendere la scena con il suo cellulare, una pratica assolutamente legale.

Una scelta purtroppo fatale per il giovane ragazzo: l’altro poliziotto che non stava seguendo Linc con un tono di voce angosciato ordina al ragazzo di spegnere il cellulare.

E’ mezzanotte, e vedere un ragazzo di colore prendere un oggetto dalla macchina senza che si possa vedere chiaramente cosa fosse è già motivo di allarme per le autorità.

Passano pochi, interminabili, secondi in cui riecheggiano le urla spaventate di Linc che ordina al figlio di riporre il cellulare e quelle dell’agente che agita la pistola in mano; questi rumori cacofonici vengono interrotti all’improvviso da un colpo di pistola.

La vittima è un quattordicenne con una vita davanti a sé che è stata spenta prematuramente. L’assicurazione di Linc non era scaduta. Era solo la documentazione ad essere vecchia.

foto by Eagle Pictures

UNA GIUSTIZIA FALLACE

Passa poco più di un anno e Linc attende il verdetto del processo a carico dell’agente che ha tolto la vita al figlio.

Linc e sua moglie sono ottimisti, Kijani non aveva fatto nulla di male ed era disarmato durante quella drammatica serata. Il televisore è acceso, pronto perché riportasse le notizie che i genitori di Kijani volevano sentire, per invocare in qualche modo giustizia.

Increduli purtroppo odono un verdetto inammissibile e ingiusto: il poliziotto è stato assolto da tutte le accuse e tornerà nelle strade a “proteggere e servire i cittadini”. Linc vomita letteralmente tutto il contenuto del suo stomaco in preda alla disperazione. La giustizia per suo figlio è stata cieca.

Un ragazzo di nome Jordin (Shane Paul Mc Ghie) bussa un giorno alla porta di Linc, chiedendogli se ha voglia di parlare del suo lutto e di cosa sia successo quella sera davanti ad una telecamera.

Jordin intende girare un documentario sulla sua storia, che possa mostrare luci e ombre del sistema che regola la condotta dei poliziotti americani, soprattutto verso i cittadini di colore.

Linc accetta, e così facendo farà entrare il brillante Jordin dentro la sua vita, anche quando questa prenderà una piega violenta per ottenere, in qualche modo, giustizia.

foto by Eagle Pictures

PROCESSO SOMMARIO

American Skin è un film che da subito attanaglia lo spettatore, mettendolo di fronte a scene che hanno una grossa carica emotiva perché potrebbero essere vere.

Chiunque abbia seguito le tristi vicende di George Floyd può traslare la vicenda americana avvenuta un anno fa con quelle inventate da Nate Parker per il suo film. Facendo questo, le vicende di Linc e suo figlio appaiono fortemente vere e piuttosto impressionanti.

Il taglio registico del film è realistico e accostabile a quello di un documentario, anche perché il film sceglie di inquadrare le scene attraverso le telecamere del personaggio di Jordin.

Questa scelta rende American Skin un film accostabile al genere mockumentary, sebbene si possa giovare di riprese stabili e che rinunciano ad essere movimentate e poco precise come quelle di una camera a mano.

Durante la visione del film si vede spesso la scena in cui Linc e suo figlio vengono fermati dalle autorità, ma solo dopo la prima metà del film tutta la vicenda mostra il drammatico epilogo.

Un’idea convincente perché possa trasmettere il totale rifiuto dell’uomo di rivivere e accettare questa drammatica perdita per un motivo così futile.

foto by Eagle Pictures

Al di là di dichiarazioni e interviste al povero Linc, American Skin ha un plot che prevede anche uno stravolgimento della trama, che di primo acchito potrebbe sembrare utile solo a donare più pathos e spettacolarità alla pellicola.

Così non è, perché il pretesto narrativo permette di imbastire una profonda e schietta dialettica tra Linc e alcuni poliziotti riguardo il loro atteggiamento in servizio, viziato da un presunto rigurgito razzista verso gli afroamericani.

Un momento centrale e importantissimo questo del film, in cui si esplica tutto il disappunto e il dolore di Linc e di altri uomini di colore verso il sistema di giustizia americano che non riesce ad essere, in fondo, totalmente privo di pregiudizi verso etnie diverse.

Questo confronto inoltre è illuminante perché permette allo spettatore di conoscere non solo le ragioni di Linc ma anche quelle dei poliziotti, costretti a seguire un protocollo fin troppo rigido che impone loro di estrarre dalla fondina la pistola anche per motivi superficiali.

Dove vedere American Skin
COMMENTO
Ho trovato American Skin un film piuttosto intelligente e molto interessante. Con una sceneggiatura (purtroppo) credibile, Nate Parker mette in scena un lungometraggio di poco meno di un’ora e mezza che sa illuminare riguardo la difficile situazione degli afroamericani e la giustizia americana. Grazie ad una congeniale trovata nella trama, che cambia il ritmo del film e mette in scena uno scontro dialettico tra Linc e i poliziotti, American Skin riesce a descrivere con grande efficacia tutta la complessa situazione giurisdizionale americana, che si serve di poliziotti che devono ubbidire ad una educazione marziale che prevede un atteggiamento intimidatorio verso tutti i sospettati. Un atteggiamento che forse si arricchisce di ulteriori sospetti quando ad essere fermato è un cittadino di colore, a causa di una cultura che reputa spesso gran parte dell’etnia afroamericana trasgressiva e restia alla legge. American Skin non è soltanto un’accorata denuncia di razzismo, ma riesce ad approfondire anche la difficile situazione di questi agenti americani, devoti ad un protocollo in cui è imperativo non rischiare la vita a tutti i costi. Il film non vuole veicolare un messaggio univoco, ma solamente sottolineare le tante cose che andrebbero riviste nell’atteggiamento di molti cittadini americani. E soprattutto dei media, spesso creatori di abominevoli notizie false ai danni di persone del tutto insospettabili.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".