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Emotivamente infuocato e visivamente sontuoso, tanto da essere in corsa agli Oscar per il miglior trucco, arriva finalmente in Italia il campione d’incassi assoluto del cinema giapponese: Kokuho – Il maestro di kabuki.
Il film sarà presentato in anteprima al Far East Film Festival 28, accompagnato dal regista, e subito dopo approderà nelle sale italiane dal 30 aprile 2026 sotto il segno di Tucker Film.
Diretto da Lee Sang-il (già autore di Hula Girls) e tratto dal monumentale romanzo omonimo di Yoshida Shuichi, Kokuho è un racconto epico che attraversa cinquant’anni di storia, intrecciando arte, ambizione, amicizia e amore.
Il trionfo internazionale
La critica internazionale, che ha potuto ammirare il film alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, non ha risparmiato l’entusiasmo: «Una vera gioia per gli occhi», «Un’opera semplicemente magnifica», «Un’epopea incredibile».
Lee Sang-il firma un’opera dalla grandiosità stilistica e narrativa che richiama il respiro epico di Addio mia concubina e L’ultimo imperatore, costruendo un affresco potente e maestoso.
Dalla yakuza al palcoscenico
Protagonista della storia è il giovane Kikuo (Soya Kurokawa/Ryo Yoshizawa), figlio di un boss della yakuza, che durante un banchetto a Nagasaki si esibisce in un ruolo kabuki femminile.
Tra gli ospiti c’è il celebre attore Hanjiro Hanai (Ken Watanabe), che riconosce immediatamente il talento del quattordicenne.
Dopo la morte del padre, Kikuo viene accolto da Hanjiro e si trasferisce con lui a Osaka. Qui cresce insieme al figlio dell’attore, Shunsuke (Keitatsu Koshiyama/Ryusei Yokohama).
Nonostante le diverse origini, tra i due nasce una forte amicizia, mentre vengono formati sotto la guida severa di Hanjiro. Ma solo uno di loro diventerà il più grande maestro di kabuki della sua epoca.
Il peso della tradizione
“Il kabuki – spiega Lee Sang-il nelle note di regia – è un simbolo di inestimabile valore culturale ed è governato dal principio della discendenza: l’arte viene tramandata dai padri ai figli, e poi ai nipoti, per continuare a garantirle il rango di “tesoro nazionale”. Questo, per gli eredi, rappresenta un privilegio ma anche una maledizione: devono dimostrare costantemente il loro talento e la loro passione. Sono messi a confronto continuo e devono superare chi li ha preceduti. In questo ecosistema chiuso e ristretto, gli attori salgono sul palco con un destino predeterminato. E, una volta sul palco, vi rimangono fino all’ultimo respiro…”
Con la sua potenza visiva e la profondità emotiva, Kokuho – Il maestro di kabuki si prepara a conquistare anche il pubblico italiano, portando sul grande schermo un affresco monumentale sulla tradizione, il talento e il prezzo della grandezza.




































