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Esce il 3 giugno 2025 in streaming su Prime Video Il Baracchino, nuova serie animata originale ambientata nel mondo della stand-up comedy caratterizzata da una tecnica grafica piuttosto originale.
C’era una volta un unicorno sovrappeso chiamato Maurizio, a capo di un locale in cui si esibiscono diversi comici attraverso la tecnica della stand-up comedy.
Il locale in questione si chiama Il Baracchino e, sebbene in passato fosse stato un punto di riferimento per la comicità italiana, ora rischia di andare in bancarotta ed essere sostituito da un chiassoso kebabbaro.
Maurizio non ha più voglia di gestire Il Baracchino e lo sta lentamente condannando a morte certa.
Un giorno, una simpatica ragazza di nome Claudia, forte di un grande entusiasmo e spinta dalla voglia di far rinascere il locale, decide di aiutare Maurizio. Ed è così che Claudia riunisce una bislacca banda di comici alle prime armi affinché diventino dei veri e propri artisti della risata che possano attirare decine di clienti.
Una tecnica grafica meravigliosamente anarchica
La prima cosa che salta all’occhio guardando la serie Il Baracchino è la varietà delle tecniche visive utilizzate dagli autori per mettere in scena l’atipico cast della serie.
Se i personaggi di Maurizio e Claudia possono vantare un’animazione in tre dimensioni, lo stesso non si può dire di altri personaggi, soprattutto pensando a Leonardo Da Vinci — il grandissimo scienziato e artista, qui in veste di comico in erba — che viene rappresentato con una tecnica in due dimensioni.
Ma non è tutto, perché Il Baracchino non si limita a giocare con la profondità visiva contrapposta alla bidimensionalità per creare un aspetto eterogeneo e originale, ma sceglie anche di adottare l’antica (e sempre artisticamente affascinante) tecnica dello stop-motion e utilizzando anche pupazzi e marionette.
Attraverso queste svariate tecniche grafiche, ogni personaggio appare dotato di un’identità visiva particolare e accattivante, resa ancora più convincente dal meticoloso lavoro di doppiaggio.

Il cast vocale che dà forma ai personaggi
Dopo aver fatto l’occhio alla straripante originalità del comparto visivo, è il momento di ascoltare le voci dei numerosi personaggi della serie.
Il lavoro di doppiaggio è encomiabile sotto tutti i punti di vista e riesce a imprimere una forte personalità a ognuno degli strambi comici coinvolti in questa stravagante storia.
Pilar Fogliati, che presta la voce a Claudia, è molto spontanea e recita brillantemente nei panni di una giovane donna divisa tra la disillusione e la voglia di sperare in un futuro migliore, per sé e per il locale a cui tiene tanto.
La voce di Lillo Petrolo è associata a quella di Maurizio, un burbero e disilluso unicorno dalla marcata inflessione romana che non crede più nel proprio lavoro.
Sebbene nella puntata iniziale la voce di Lillo sembri a tratti fin troppo marcata — rendendo quasi macchiettistico il suo personaggio — nelle puntate successive l’attore riesce a modulare efficacemente il tono, offrendo un’interpretazione pregevole, soprattutto nelle scene più serie e commoventi.
Il doppiaggio del gruppo di comici non è da meno: Pietro Sermonti è bravissimo nel dare voce al celebre artista della risata Larry Tucano, sempre pronto a gigioneggiare e ad autoelogiarsi.

Frank Matano dà invece una convincente dimensione caratteriale a Donato, una ciambella vittima di un rapporto complicato con la propria famiglia e innamorata di Noemi Ciambell, dolcetto di glassa doppiato da Michela Giraud. Quest’ultima affronta brillantemente anche temi psicologici complessi, rendendoli meno drammatici con l’uso di parolacce buffe ma mai volgari.
Insieme a loro ci sono Edoardo Ferrario, romano abile nell’imitare un accento fiorentino mentre doppia Leonardo Da Vinci — uno dei personaggi meglio riusciti — e Stefano Rapone, che con la sua particolare tonalità di voce interpreta niente meno che la morte in persona, impegnata in una sfida impossibile: far ridere le persone.
Chiudono il parterre di abili doppiatori Luca Ravenna nei panni del piccione tabagista e caustico Luca, Salvo Di Paola (voce di Gerri, il tuttofare), Yoko Yamada, doppiatrice della buffa triceratopo punk afflitta da eco-ansia e Daniele Tinti come voce di John Lumano, un umano assolutamente normale (si, come no!).

Stravagante sì, ma anche profondo
Il più grande pregio de Il Baracchino è la capacità di coniugare una storia credibile con personaggi bizzarri ma dotati di una forte dimensione emotiva.
Ogni protagonista ha un passato con cui deve fare i conti, un passato che li ha portati a compiere errori e a intraprendere percorsi di vita insoddisfacenti.
I personaggi rappresentano un esercito di anime tormentate che hanno bisogno di una bussola per ritrovare la via verso un’esistenza appagante, scegliendo la comicità come viatico esistenziale.

È soprattutto attraverso il personaggio di Maurizio che la serie esplora fragilità psicologiche ed emotive: quest’ultimo attraverso i panni di un unicorno riesce con successo a mettere in scena un uomo che non riesce a dimenticare una donna fondamentale per lui che gli ha insegnato il linguaggio dei sentimenti, ma che non è riuscito a tenere accanto a sé.
In questi momenti più drammatici e riflessivi, Il Baracchino sorprende per la naturalezza con cui espone i suoi contenuti, promettendo un coinvolgimento emotivo profondo e rendendo la serie molto più di un semplice esperimento animato buffo e originale.




































