Nella cittadina americana di Glenview la vita, apparentemente perfetta, di Evan (Ben Stiller) è turbata dall’orribile omicidio dell’addetto alla sicurezza nel centro commerciale in cui lavora.

Il corpo del giovane è ritrovato martoriato e completamente spellato. Strani rumori si sentono per le strade della tranquilla cittadina americana. Qualcosa di sinistro si aggira tra le perfette villette in schiera del quartiere di Evan.

L’omicidio del suo amico non deve restare impunito: Evan vuole arruolare una ronda notturna per vigilare le strade e possibilmente stanare l’assassino ancora impunito. Ma l’omicida non è umano, ed ha liquido verde come sangue e tentacoli al posto degli arti.

Inizia così l’ultima commedia di Stiller, che stavolta ha buona compagnia in fatto di attori comici potenzialmente divertenti.

Al già noto e rodato Stiller, si affiancano Bob (Vince Vaughn), che vive a pochi isolati da casa sua, dotato di un livello di maturità che la figlia minorenne supera con grande facilità, e Franklin (Jonah Hill), ventenne che sembra il classico “uomo che non deve chiedere mai”, ma che in realtà ancora vive con la madre a cui presta il massimo affetto.

Per ultimo si aggiunge alla squadra Jamarcus (Richard Ayoade), personaggio singolare che espone con nonchalance fantasiosi pensieri erotici con donne orientali disinibite.

Sebbene Evan sia fidanzato e monogamo, gli altri tre della cricca non lesinano battute più o meno colorite sul mondo femminile e su voglie mai appagate, che potrebbero esaudire grazie al fascino del loro nuovo ruolo di agenti della sicurezza del quartiere.

La comicità di Stiller è quella più valida e che strappa più di un sorriso, soprattutto perché scevra da volgarità, il più delle volte, gratuite.

Se può essere divertente e godibile assistere a disavventure sessuali di giovani ragazzi in film come American Pie (anche perché suffragate da valide sceneggiature), certi atteggiamenti compiuti da Vince Vaughn non esprimono così tanta ilarità.

Il motivo è presto detto: Vince è un tipo grande, grosso e simpatico, ma è anche un’adulto a cui non dovrebbe affiancare ruoli più adatti ad un ragazzino dagli ormoni in subbuglio.

Ma questo è il problema minore: la sceneggiatura del film è ridotta all’osso, con questi alieni (del tutto simili ai già visti e stravisti Alien e Predator) che si limitano a voler invadere il pianeta e approfittare delle sue risorse.

Lo script di Vicini del terzo tipo risulterebbe  povero di contenuti anche per un videogioco, spesso funestato da sceneggiature di poco conto.

Anche il piccolo colpo di scena che coinvolge un componente della squadra, è così scevro di innovazione che appare inesistente.

Dove vedere Vicini del terzo tipo
COMMENTO
Vicini del terzo tipo appare una piccola, grande, occasione mancata, perché con una sceneggiatura brillante, unita al carisma dei molti attori che partecipano a questo film, poteva diventare un piccolo cult del genere. Visto in questo modo il film offre il meglio di sé nella comicità di Stiller, che non tradisce il suo modo di far ridere con freddure e siparietti comici mai troppo sopra le righe. Se una sceneggiatura cerca di far ridere basandosi solo sull’uso improprio di termini più o meno volgari, possiamo renderci conto di come le idee siano l’ultima cosa che compaiono davanti lo schermo del cinema. Se andrete a vedere questo film, le poche risate che farete potrebbero non bastare a giustificare l’intrattenimento generale, che denuncia una qualità del tutto opinabile.
6.3
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".