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venerdì, Maggio 15, 2026

Venerdì 13 e il concetto di inclusività nel primo film horror della serie

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Venerdi 13 Pamela Voorhees e l'inclusività cover
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Nel 1958 il campeggio Camp Crystal Lake, situato nel New Jersey, fu teatro di un’orribile tragedia. Jason Voorhees, un bambino affetto da deformità che non sapeva nuotare, annega nel lago.

Barry e Claudette, i due responsabili del campeggio, non erano presenti quando il fatto avvenne. Ma le brutte notizie non finirono a Crystal Lake.

Poco tempo dopo, un assassino di cui non si è mai scoperta l’identità uccise con ferocia Barry e Claudette, decretando così la chiusura del campeggio. Campeggio che riaprirà alcuni anni dopo, ma la cosa non funzionò: incendi dolosi e altri incidenti non permisero al posto di restare aperto per molto. Il luogo fu additato come maledetto.

Il 13 giugno del 1979, un venerdì, Crystal Lake riapre sotto la direzione di nuovi gestori. Un’orda di giovani ragazzi è pronta a gustarsi assolate giornate tra bagni e risate. Risate che ben presto si tramutano in urla di dolore e pena.

Questa è la coinvolgente trama di Friday the 13th (Venerdì 13 in Italia), film diretto da Sean S. Cunningham che avrà un grandissimo successo e che genererà, come sa chiunque conosca anche poco della filmografia horror in generale, una nutrita serie di seguiti (se volete saperne di più ecco a voi un elogio del film in questione).

Ma a noi, almeno per il momento, non ci interessano i capitoli successivi al capostipite uscito nel 1980, ma solo questo primo lungometraggio, che mette in scena una sceneggiatura che non omaggia e glorifica solo il genere degli slasher movie, ma che è anche portatore di un importante messaggio sociale.

Venerdi 13 Jason Voorhees bambino

IL DOLORE DI UNA MADRE

Molti sono giustamente portati a collegare la saga horror di Venerdì 13 all’ingombrante e forzuta figura di Jason, un omone che si macchia di atroci delitti contro chiunque sosti al campeggio in cui ha perso la vita da bambino.

Un’associazione più che giustificata: il personaggio oscuro di Jason, che ha il viso coperto da una maschera da Hockey, è assorto nell’immaginario collettivo dei film paurosi come una superstar dell’orrore, intenta a macellare senza alcuna pietà giovani che hanno l’ardire di campeggiare nel maledetto luogo di Crystal Lake.

Ma c’è da fare una precisazione: nel primo film della saga non è propriamente Jason a essere protagonista, perché al centro della trama vi è Pamela Voorhees (Betsy Palmer): Pamela a prima vista sembra una donna comune, con un viso segnato dal dolore della perdita del proprio figlio tanti anni prima.

La donna, che troviamo al campeggio Crystal Lake, ha iniziato a lavorare in questa struttura nel lontano 1958 come cuoca.

Sarà proprio questa figura a essere centrale nella trama e a sottolineare come, tanto tempo fa, suo figlio morì a causa della totale indifferenza verso un bambino diverso e dall’aspetto estetico poco gradevole.

Un grido di dolore che ci fa pensare a una nuova rilettura del classico intramontabile di Sean S. Cunningham.

Venerdì 13 Betsy Palmer in una scena

SEI DIVERSO E NON PUOI STARE CON NOI

Oltre a essere pauroso, violento e a presentare soluzioni stilistiche horror piene di creatività, Venerdì 13 è un film che sottolinea, nel lontano 1980, l’importante concetto di inclusività.

Una parola, l’inclusività, che oramai fa parte della nostra quotidianità e che è estremamente importante per garantire a chiunque di ottenere il diritto a partecipare a qualsiasi attività sociale o di altra natura.

Nel 1980 le cose erano diverse: rispettare alcuni attributi fisici, classificati in maniera fin troppo rigida secondo le mode del momento (basti pensare all’idea della “bella ragazza” con i capelli biondi e gli occhi chiari), erano fondamentali per ottenere un riconoscimento dal proprio gruppo dei pari.

Anche l’atteggiamento e i propri gusti dovevano essere uniformati a quelli della maggioranza, pena l’esclusione dal gruppo e l’isolamento sociale.

Jason era un bambino deforme e con visibili problemi comportamentali. Un vero e proprio esempio di soggetto da schernire e da allontanare. Un essere umano invisibile agli occhi dei tracotanti teenager che calcano la terra del campo Crystal Lake, intenti solo a fare baldoria e godere di siparietti passionali tra di loro.

Se l’amore per l’inclusività era un sentimento che non serpeggiava nell’animo dei giovani residenti a Crystal Lake, fu proprio Pamela, attraverso mezzi non propriamente condivisibili, a insegnare a costoro come il “diverso” non deve essere allontanato ma compreso e accettato, affinché si possano conoscere le sue qualità che, sebbene divergano da quelle della massa, proprio per questo potrebbero essere preziose per la loro unicità.

Sebbene Venerdì 13 venga spesso visto come un film che, con la sua sceneggiatura, volesse dimostrare come chi praticava sesso fosse un possibile bersaglio di morte, il primo capitolo della saga arricchisce il suo messaggio sociale mettendo in scena il dolore di una madre, conscia di come l’estrema superficialità della società verso una persona diversa abbia rappresentato la sua condanna a morte.

Un altro esempio di come l’horror, quando fatto bene, si serve di sangue finto e della violenza per sottolineare tutto il marcio che il nostro sistema sociale spesso nasconde dietro la patina del consumismo e dello stile di vita occidentale visto come quello migliore in assoluto.