Outcast – First Look

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Dopo The Walking Dead Robert Kirkman ci riprova con una nuova serie TV tratta da un fumetto. Stavolta non si parla di zombi ma di demoni e possessioni. Tutto questo si chiama Outcast.

Kyle Barnes è un uomo che vive solo. Non vuole avere contatti con l’esterno; la sua  disordinata casa sembra essere il suo unico ritrovo per sopravvivere.

Sopravvivere a terribili esperienze che ha vissuto da bambino e da adulto. Kyle non è un uomo che possiede dei ricordi normali, perché ha avuto diversi contatti con persone possedute dal maligno.

La città fittizia dove vive, chiamata Rome, dopo tanti anni ospita un’altra vittima del demonio. Un bambino innocente.

Il reverendo Anderson, che già aveva provato ad aiutarlo tanti anni fa, vuole convincere Kyle a dargli una mano, dal momento che quest’ultimo ha a sua disposizione mezzi particolari per far fronte al male.

Outcast è un telefilm che convince. La prima puntata parte subito mostrando atti violenti e cruenti, per molte persone che non masticano pane e horror probabilmente difficili da osservare senza cercare di coprirsi gli occhi.

Il luogo dove vive Kyle è reso alla perfezione come una piccola, anonima, cittadina che sarebbe ideale per un ennesimo successo editoriale di Stephen King.

Il cielo è sempre plumbeo a Rome, ideale cornice ambientale per mostrare tutta la cupezza di scene che ritraggono un essere umano alla mercé del demonio.

Anche i personaggi sembrano ideali nelle loro fattezze. Alcuni di loro portano in viso i ruvidi segni di una vita faticosa, fatta di tanto lavoro e di poche speranze vivendo in una piccola frazione abbandonata della Virginia Occidentale.

La dimora di Kyle è isolata, circondata da alberi nodosi che sembrano portatori di messaggi demoniaci.

Outcast, almeno nella sua prima puntata, riesce ad instillare una certa ansia nello spettatore. Sebbene le scene horror e splatter siano di normale amministrazione per chi è cresciuto con film come L’esorcista ed i body count chiamati  Venerdì 13 ed Halloween, l’atmosfera globale rende tutta la storia affascinante.

Sembra che Kirkman voglia gestire questa serie con una sceneggiatura tipica di film terrificanti proprio come il già citato L’esorcista oppure il meno conosciuto The Sentinel del regista Michael Winner.

Film che vennero girati durante gli anni d’oro del cinema horror anni ’70 , che non aveva paura di far tremare i polsi al pubblico. Cosa che sembra voglia fare Kirkman con la sua ultima creazione destinata al piccolo schermo.

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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".