Con l’avvento dei social e la loro importante affermazione come veicolo di informazione è nata anche la figura dell’influencer.

L’influencer è un soggetto che, vantando un numero considerevole di followers su un canale social (al momento la piattaforma preferita di queste star del web è Instagram), può facilmente diventare testimonial di qualsiasi prodotto.

Con un pubblico così esteso di persone che seguono il profilo di un influencer, è automatico che l’audience che ne può derivare è immenso; una situazione estremamente appetibile per tutte le società che vogliono (e devono) mettere in evidenza il proprio brand.

Tutto ciò che ne consegue è fama per l’influencer e anche la possibilità di guadagnare tanti soldi: due situazioni che fanno gola soprattutto alle generazioni più giovani, cresciute con il mito di questi famigerati vip dei social.

Il nuovo film Sky Original Genitori VS Influencer, disponibile dal 4 aprile, racconta di Paolo (Fabio Volo), un professore di filosofia che ha cresciuto da solo e con molto amore la figlia Simone (Ginevra Francesconi).

Il loro bel rapporto sembra essere destinato a incrinarsi quando Simone decide di impegnarsi strenuamente nel diventare a tutti i costi una influencer, categoria detestata dal padre, convinto che per affermarsi nella vita serva cultura e lavorare sodo, due concetti estranei a queste strambe figure di internet.

UNA INFLUENCER COME ESEMPIO DI VITA

Simone è letteralmente invaghita della fama e della personalità di Ele-O-Nora (Giulia De Lellis), una giovane ragazza idolo di centinaia di teenager: è a lei che si ispira per poter divenire una famosa icona del web.

Ma il destino sembra avere diversi piani, perché l’incontro-scontro che avviene casualmente tra l’integerrimo Paolo ed Ele-O-Nora riserverà loro diverse sorprese, che confluiranno in eventi quantomeno inaspettati, trasformando Simone in web manager e il padre in qualche modo protagonista dei social.

Il film diretto da Michela Andreozzi, durante la prima mezz’ora, riesce a presentare in modo congeniale e con diversi momenti divertenti il tenero rapporto di Paolo con Simone, approfittando della esilarante rappresentazione dei parenti e condomini che fanno parte della loro vita.

Paolo e Simone abitano in un famoso quartiere romano, e oltre a godere della presenza della simpatica e single zia (Paola Minaccioni), potranno contare sull’affetto di altre persone riunite nel palazzo, come Nino Frassica, un vedovo che non ha mai rinunciato al buonumore, la caustica Paola Tiziana Cruciani e suo figlio.

Quest’ultimo bada alla madre quotidianamente, dal momento che la donna deve usare una sedia a rotelle per muoversi, e simpatizza per un orientamento politico agli antipodi rispetto a quello della mamma, motivo di divertenti battibecchi con il personaggio messo in scena dalla Cruciani.

Questi curiosi condomini, persone particolari ma che sanno rivolgere grande affetto per Paolo e sua figlia, regalano i momenti più ilari del film e riescono a caratterizzare, con i loro comportamenti, le personalità di Paolo e Simone.

 NON SEMPRE L’AMORE VINCE

Sebbene, come ho scritto poc’anzi, l’incipit del film funzioni piuttosto bene,  quando lo spettacolo prosegue purtroppo vengono a galla alcuni problemi nella sceneggiatura, soprattutto legati alla rappresentazione di vari siparietti amorosi.

Dopo la trasformazione caratteriale di Paolo durante il film (che avviene forse in modo troppo sbrigativo), la pellicola inserisce nella sceneggiatura alcune storie d’amore, che fin dal principio risultano scollate dalla trama principale e a tratti fuori luogo.

Il racconto verte sulla questione degli influencer e come questi debbano essere presi in considerazione dai novelli genitori come un possibile nuovo impiego dei loro figli, e proprio per questo i siparietti amorosi che compaiono sono forzati e non utili ai fini della trama principale.

Il risultato è un film che in parte va fuori tema e rischia di annoiare lo spettatore, che si trova spaesato di fronte a tematiche che in principio sembrava proprio che non c’entrassero nulla con lo script.

Quello che ne consegue è una esperienza cinematografica che, sebbene possa essere goduta in famiglia anche per capire meglio il ruolo di questi fantomatici influencer, perde in parte il fattore comico e brillante in favore di blande parentesi sentimentali che potevano tranquillamente non fare parte del plot.

Dove vedere Genitori VS Influencer
COMMENTO
E’ un peccato che Genitori VS Influencer perda di vista parte del tema principale che la sceneggiatura affronta durante la prima parte del film, per mettere in scena situazioni romantiche fuori luogo. Il film Sky Original parte bene con la descrizione della vita del buon Paolo, alle prese con la crescita di una figlia che deve patire l’assenza della madre. Quando poi compaiono i buffi condomini (la parte migliore del film), il mood comico irrompe piacevolmente durante la visione. La cricca condominiale inoltre fa ripensare a quella che apprezzammo nell’ottima commedia Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno, che partecipa al film interpretando la buffa figura del preside della scuola dove lavora Paolo. Quando i minuti del film avanzano, si perdono anche le buone premesse, con la comparsa inaspettata di legami sentimentali inverosimili a discapito del divertimento generale. Queste baruffe amorose potevano tranquillamente non esistere all’interno della sceneggiatura, che aveva la possibilità di continuare lo stesso a esporre la tematica principale, magari dando più spazio ai bravi attori che fanno parte del condominio romano del quartiere Garbatella in cui Paolo vive. Insomma, è un peccato constatare questo disorientamento narrativo, che purtroppo riesce a rendere lo script più confuso e meno piacevole da godere. Un plot che peraltro, verso la fine del film, intelligentemente si prodiga di affrontare anche i rischi dei social e della condivisione estrema della propria vita. In definitiva, Genitori VS Influencer è un film che doveva offrire una trama ben più coerente rispetto a come appare quando la visione si conclude.
6.5
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".