Eli è un bambino affetto da una terribile malattia che lo costringe a non poter stare all’aria aperta.

Le sue giornate Eli le passa all’interno della sua stanza, che rappresenta il suo piccolo regno in cui può respirare dell’aria purificata tramite uno speciale macchinario imbastito dalla sua famiglia.

Qualora il bambino dovesse inalare dell’aria normale, i suoi polmoni si chiuderebbero istantaneamente non permettendogli di respirare normalmente. Oltre a questo, la sua pelle al sole inizierebbe a bruciare come se stesse a contatto con una potente fonte di calore.

La vita di Eli, interpretato da Charlie Shotwell, è una estenuante lotta giornaliera contro la sua malattia. Non può continuare a soffrire in questo modo.

La sua famiglia, composta dalla mamma (Kelly Reilly)  e dal padre (Max Martini), ha sempre dato il meglio di sé per supportare il loro unico figlio.

UNA NUOVA SPERANZA

Alla fine del buio tunnel della malattia sta per affiorare una labile luce: una famosa immunologa (Lili Taylor) offre una moderna e rivoluzionaria cura che potrebbe cambiare per sempre il destino di Eli.

Tutta la famiglia si aggrappa con tutte le sue forze a questa speranza, risparmiando anche i centesimi per poter pagare il soggiorno del figlio all’interno di una dimora costruita proprio per permettere a soggetti che denunciano questi sintomi di respirare senza l’ausilio di purificatori d’aria.

E’ tempo di partire, la destinazione è una nuova vita per il piccolo Eli.

UNA TERAPIA MOSTRUOSA

Le cure che attendono Eli sono decisamente importanti e le controindicazioni altamente spaventose. Sono tre gli step che il bambino dovrà affrontare, tre stadi  di cura durante i quali la sua malattia, prima di migliorare, potrebbe addirittura peggiorare.

Un iter difficile, che nasconde ulteriori insidie: tremende allucinazioni che mostrano davanti agli occhi di Eli figure spettrali e minacciose.

Quelle che potevano sembrare solo immagini create dalla sua immaginazione e dalla sua emotività, in verità appaiono sempre più reali. Ma non tutti i fantasmi vengono per nuocere, proprio come i mali.

STRANGER THINGS

Eli si ritroverà praticamente solo all’interno di questa enorme e inquietante magione. A parte i suoi genitori e la sua dottoressa curante, l’edificio è occupato da soli due assistenti.

Un cast ristretto, che però si arricchisce di un’altra presenza femminile, quella di Sadie Sink, l’attrice che interpreta Maxine “Max” Mayfield nella nota serie televisiva Netflix dei fratelli Duffer Stranger Things.

La sua sarà una presenza misteriosa, relegata all’esterno dell’edificio, ovviamente blindato perché non possano entrare agenti inquinanti.

La ragazza sarà di grande aiuto per Eli, perché mostrerà al bambino tutte le sue potenzialità utili per tornare ad essere un bambino sano.

SENZA PAURA

Eli è un film che offre una sceneggiatura piuttosto semplice, che riserva il meglio di sé verso la conclusione dello spettacolo, con un colpo di scena gradevole.

Per quasi tutta la durata del film, assisteremo ad un horror abbastanza banale, con apparizioni di spettri mostrati con effetti speciali poco originali.

Sebbene il racconto cinematografico non voglia svelare molti particolari sulla malattia di Eli e soprattutto sull’identità di questa famigerata immunologa per un motivo ben preciso, fino al momento delle rivelazioni finali il film appare scevro di forti emozioni.

Non si provano particolari spaventi nel vivere le disavventure di Eli ma solo un discreto senso di disorientamento mentre ci si domanda come sia possibile affidare il proprio figlio ad una donna misteriosa proprietaria di una villa così inquietante.

Ripeto: tutte le risposte (o quasi) le avremo nella parte finale del film, dove un portentoso cambio di prospettiva renderà il ruolo di ogni personaggio diverso da come lo avevamo immaginato.

Un’ idea originale, ma che da sola non riesce a rendere questo film horror imperdibile.

COMMENTO
Eli chiede troppo allo spettatore: per quasi tutta la durata del film dovremo sorbirci una sceneggiatura che cela volontariamente troppi dettagli riguardo la vita del bambino e soprattutto sulla vera identità della sua dottoressa curante. Sebbene gli appassionati di cinema e di horror in generale tendenzialmente non pretendano sceneggiature così realistiche, era almeno lecito aspettarsi che il racconto cinematografico fosse perlomeno intrigante. Così non è, perché le sofferenze e le urla del povero Eli non bastano a far palpitare lo spettatore affamato di spaventi in streaming. La stessa presenza della simpatica Sadie Sink non riesce a risollevare la situazione, anche perché arrivati ai titoli di coda non si capisce perché si ritrovi fuori da quella magione all’addiaccio. Eli è un horror semplice, che purtroppo svela il meglio di sé nella parte finale del film. Un solo colpo di scena ben studiato non basta però per consigliare fortemente la visione.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".