Dal 30 aprile uscirà su Prime Video l’opera prima del regista Mauro Russo Cobra non è. Il film, che si sviluppa nel corso di una notte, racconta di Cobra (Gianluca Di Gennaro) e Sonny (Federico Rosati), rispettivamente rapper e manager che sono riusciti a evadere dal degrado della periferia grazie all’amore per la musica.

Cobra è stato un nome famoso al’interno degli artisti musicali, ma ora non se la passa bene e rischia il fallimento. Ecco perché Sonny è deciso a tutto pur di riscattare il nome e soprattutto le finanze dell’amico rapper.

Per far questo è obbligatorio l’aiuto di LAZY B, un famoso e influente DJ producer. Ma nessuno ti aiuta per niente, soprattutto l’irriverente LAZY B, che pretende una grande cifra per aiutare i due amici.

Urge assolutamente un prestito, che potrebbe arrivare dal loro vecchio amico soprannominato “Americano” (Nicola Nocella), che ha le mani in pasta in diversi loschi traffici.

Americano sembra ben intenzionato a dare una mano ai suoi due vecchi compari, ma solo se i due saranno disposti a fare un piccolo lavoretto. Un lavoro semplice semplice che, come spesso accade nei film, sarà il motivo che innescherà una moltitudine di eventi che porteranno Cobra e Sonny a sporcarsi più volte di sangue.

MAI FIDARSI DEGLI AMICI

Cobra non è presenta degli originali titoli di testa, in cui campeggiano i nomi coloro che hanno partecipato alla realizzazione del film sopra oggetti di uso comune all’interno di un losco locale.

Il lungometraggio durante le prime scene mostra subito  i personaggi principali del film, Cobra e Sonny. Il rapper Cobra è un ragazzo pacifico, che sebbene odi la polizia e lo abbia cantato spesso nelle sue canzoni, non ha intenzione di far del male a nessuno.

Sonny è un tipo istintivo e molto superficiale, atteggiamento che non gli permette di capire quando certe situazioni è meglio evitarle, come quella che coinvolge il robusto Americano, vecchio amico che ama fin troppo la vista del sangue, soprattutto di coloro che gli fanno un torto.

Per una notte Cobra e Sonny diventeranno due corrieri, persone che devono solamente recapitare un oggetto ad un altro uomo. Il destinatario è un uomo soprannominato “Denti” (Yoon C. Joyce).

Il loro lavoro sarà difficile da portare a termine a causa della comparsa di alcuni personaggi che creeranno un grande caos fatto di proiettili e rapimenti.

COME NEI FILM DI TARANTINO, O QUASI

La sceneggiatura riesce con efficacia a raccontare la storia di ogni personaggio che incrocerà la strada di Cobra e Sonny grazie all’ausilio di flashback, un artifizio registico che ama usare  Quentin Tarantino, regista di Pulp Fiction.

Oltre a questa modalità di racconto cinematografico, in Cobra non è si ravvisano altre analogie con il cinema tarantiniano, sopratutto pensando allo stile pulp del film.

Sebbene non sia stato possibile visionare la scena di tortura girata dal regista Ruggero Deodato (famoso per aver girato il cult Cannibal Holocaust), tutto il film mostra, soprattutto nella parte finale, una chiara predisposizione a mostrare scene violente.

E’ bene sottolineare che non si esagera mai con la presenza del liquido rosso né con la violenza; quest’ultima è espressa non solo tramite la vista del sangue, ma anche tramite i comportamenti rozzi e grotteschi con cui comunicano i cattivi del film tra di loro.

Cobra non è non vuole offrire al pubblico solo un plot drammatico e pulp, ma anche ironico, soprattutto presentando tre personaggi chiave delle disavventura di Cobra e Sonny , ognuno più estroso dell’altro.

Durante il film potremo vedere anche divertenti collaborazioni di cantanti come Elisa, Max Pezzali, Clementino, Tonino Carotone e videomaker come Il Pancio ed Enzuccio.

COMMENTO
Girato discretamente e a tratti divertente, Cobra non è risulta essere un film tutto sommato godibile e a tratti originale. Le peripezie di Cobra e Sonny sono caratterizzate dall’incontro con personaggi volutamente esagerati, che potrebbero comparire in una striscia di fumetti. Sebbene alcuni di loro recitino in modo fin troppo teatrale, sicuramente hanno una personalità fuori dal comune. Nel film sono chiari alcuni riferimenti ad opere cinematografiche (e non solo) odierne e di alcuni anni fa, ideali per stuzzicare il cinefilo che è in tutti noi. E’ un peccato non aver potuto assistere alla scena pulp del regista Deodato (presente solo nella versione integrale del film) che avrebbe sicuramente arricchito la sceneggiatura, in effetti un po’ carente di pathos e di violenza per un film che si presenta chiaramente come un pulp. Apprezzabile la parte finale della pellicola, che mostra un intermezzo pieno di azione e cattiveria tramite una grafica fuori dal comune. Il film di Mauro Russo è sicuramente godibile, anche perché offre tante piccole chicche al suo interno, soprattutto la scena in cui Elisa e Max Spezzali si scambiano battute al vetriolo con altri attori. Un intermezzo piuttosto divertente, in cui peraltro si nota l’ottima recitazione della cantante di Trieste.
6.5
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".