Durante i primi anni ’80 successe un curioso fatto di cronaca in terra francese, precisamente all’interno di una piccola provincia.

Quattro donne senza un lavoro fisso e sommerse da problemi economici decidono di impugnare le pistole e iniziare così una bislacca carriera di rapinatrici di banche.

Soprannominate “le Amazzoni”, queste donne riuscirono a compiere svariati colpi, senza essere nemmeno armate con pistole vere ma con delle armi scacciacani.

La loro peculiarità era quella di essere travestite da uomini. In questo modo i sospetti verso i veri colpevoli erano sostanzialmente azzerati.

Il film Brave Ragazze riprende questa storia, cambiando il luogo ove si svolge. Ci troviamo sempre negli anni ’80, ma stavolta a Gaeta.

QUATTRO DONNE IN CERCA DI UN LAVORO

Le protagoniste del film, proprio come il vero fatto di cronaca, denunciano diversi problemi economici e sentimentali.

Anna (Ambra Angiolini) è una ragazza madre di due figli che adora, ma che non riesce ad ottenere un lavoro con un contratto fisso. Maria, interpretata da Serena Rossi, è una moglie devota e religiosa che vive con un marito violento che spesso alza le mani su di lei.

Chicca (Ilenia Pastorelli) e Caterina (Silvia D’Amico) sono due sorelle rimaste sole con caratteri estremamente diversi. Chicca è una ragazza impulsiva che odia le ingiustizie, mentre Caterina ha un carattere più riflessivo e desidera ardentemente iscriversi all’università.

Due sorelle con atteggiamenti verso la vita diversi, ma con un unico desiderio: quello di un futuro lontano da Gaeta.

I FAVOLOSI (E INGIUSTI) ANNI ‘80

Brave Ragazze è un film che riesce perfettamente a mostrare la società degli anni in cui Michael Jackson e Madonna spadroneggiavano tra le hit musicali.

La città di Gaeta è teatro di profondi pregiudizi e di una spiccato maschilismo verso queste quattro ragazze, che devono subire lavori non pagati oppure posti ambiti in cui si entra solamente tramite effusioni rivolte al capo di turno.

Per non parlare delle violenze che Maria subisce dal consorte,  fortemente convinto che la donna sia una sua proprietà da gestire a suo piacimento.

Gravose ingiustizie che portano le quattro donne a rendersi nemiche della legalità,  provando a guadagnare soldi e rispetto tramite l’organizzazione di rapine che non prevedano spargimenti di sangue.

La sceneggiatura riesce, con un tono serio ma anche contraddistinto da una punta di ironia, a descrivere velocemente le vite delle quattro protagoniste e delle pene morali da loro inferte.

UNA REGIA CHE PREMIA IL DIALOGO

Brave Ragazze è un film che, nel complesso, ha un ritmo per lo più compassato, che mostra diverse scene svolte in ambienti chiusi in cui la cinepresa riprende numerosi dialoghi.

L’interno del focolare domestico è uno degli ambienti preferiti dalla sceneggiatura e restituisce la giusta atmosfera, un’atmosfera in cui le semplici vite delle quattro donne cambiano repentinamente a causa di una inaspettata decisione di gruppo.

Durante la visione del film però nasce anche il desiderio di vivere scene all’aperto, che diano maggiore respiro alla narrazione e, perché no, anche maggiore ritmo.

Un peccato che ciò non avvenga, soprattutto dopo che la regia mostra un riuscito e adrenalinico inseguimento in macchina, che sfoggia un collage di diverse e veloci inquadrature perfettamente riuscito.

NON SOLO CATTIVI

Gli uomini, in questo film, non sono solo figure negative. Iniziando dal commissario Morandi (di nome Gianni come l’omonimo cantante), interpretato da Luca Argentero.

Un uomo che arriva dalla fredda Torino, ma nelle cui vene scorre sangue caldo e soprattutto una spiccata signorilità.

Oppure Max Giusti, il sacerdote del paese, che con la sua innata genuinità sarebbe pronto a compiere gesti poco adatti ad un uomo di chiesa per difendere la povera Maria dalle percosse del marito.

Sono loro due a rappresentare quello che c’è di buono nell’universo maschile di quegli anni. Due mestieri così differenti ma anche simili, perché rivolti a difendere i deboli e a far trionfare, quando ce n’è la possibilità, la giustizia.

UNA BUONA RECITAZIONE

Le quattro Amazzoni sono dirette ottimamente dalla regista Michela Andreozzi.  Tre attrici su quattro pur essendo romane, sono riuscite a interpretare ottimamente i ruoli con la tipica calata partenopea.

Cominciando da Ambra Angolini  che sfoggia un convincente accento napoletano e una recitazione che spicca grazie alla sua intensità emotiva.

Anche Ilenia Pastorelli si trasforma in questo film. Siamo abituati spesso a sentire il suo marcato accento romano nei suoi film; stavolta invece nasconde tutta la sua romanità con una inflessione napoletana tutto sommato convincente.

Discorso diverso per Ilaria D’amico e Serena Rossi. La prima nel film balbetta ed è quindi facilitata in qualche modo (anche se interpretare un balbuziente è tutto fuorché semplice), mentre la Rossi è napoletana e quindi “gioca in casa”.

COMMENTO
Brave Ragazze è un film convincente. L’atmosfera in parte scanzonata ma che non nasconde momenti toccanti e drammatici è riuscita, assieme all’ottima recitazione delle quattro donne coinvolte in questa curiosa storia. Sebbene la regia presenti diversi luoghi d’interni in cui avvolgere il volto delle protagoniste assorte in confessioni sulla loro vita, la storia in sé coinvolge e a tratti diverte. Tutti gli attori sono diretti ottimamente, anche personaggi minori come la stessa regista Andreozzi nel personaggio che affianca Luca Argentero e l’insopportabile e pavido Direttore della banca preso di mira dalle ragazze. Per non parlare dell’ottima interpretazione di Stefania Sandrelli, mamma e nonna allo stesso tempo che sfoggia perfettamente gli atteggiamenti premurosi tipici del ruolo che ricopre. Durante la visione di Brave Ragazze è difficile non “tifare” per queste donne, proprio come avvenne in quegli anni in Francia quando successe il fatto di cronaca vera, con l’opinione pubblica che in qualche modo giustificò i loro gesti.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".