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È disponibile in streaming su Disney+ The Punisher: One Last Kill, lo speciale dedicato all’eroe più violento e tormentato della scuderia Marvel.

Il personaggio di The Punisher non è facile da trasporre sul piccolo e grande schermo, perché Frank Castle, l’ex marine che veste i panni del giustiziere, è un uomo segnato da ferite dell’anima profonde, causate dalla morte di tutta la sua famiglia.

Temi adulti e prettamente destinati a un pubblico maturo che, se mostrati in modo esplicito nelle sale cinematografiche, rischiavano di incorrere nel flagello del divieto ai minori e, quindi, di far perdere inesorabilmente una larga fetta di spettatori.

Ragioni per le quali The Punisher al cinema si è sempre discostato in parte dal personaggio originale dei fumetti, a partire dalla prima trasposizione cinematografica datata 1989, in cui Dolph Lundgren interpreta addirittura un poliziotto e non sfoggia l’inconfondibile teschio bianco, icona dell’eroe Marvel.

Con la serie prodotta nel 2017 le cose vanno meglio, poiché la sceneggiatura segue in modo più fedele la storia originale, ma ancora non si riesce a cogliere tutta quella profonda drammaticità che pervadeva le tavole del fumetto.

Ora si ragiona

Con The Punisher: One Last Kill le cose sono diverse, perché la storia di Frank Castle — interpretato da un Jon Bernthal in stato di grazia — gronda di grande pathos e di straordinaria drammaticità.

Le prime scene mostrano Castle impegnato in una massacrante sessione di allenamento: i muscoli tesi e definiti e la sua tenacia nel sopportare la fatica fisica sembrano sottolineare come quest’uomo abbia una volontà di ferro e un animo da supereroe, pur non possedendo alcun potere soprannaturale.

Ben presto la cinepresa inquadra le mani di Frank insanguinate per l’eccessivo sforzo, chiaro riferimento a come il fisico e la mente dell’ex marine non reggano più il gigantesco dolore che gli lacera l’anima.

Dopo aver vendicato la sua famiglia, Frank Castle si ritrova solo, in compagnia unicamente di un abisso fatto di infinita sofferenza. La sua barba lunga e incolta cerca, invano, di nascondere il viso di un uomo quasi trasfigurato dal tormento.

Il suo appartamento è ormai spoglio: le pareti un tempo ospitavano i volti di coloro che Frank doveva eliminare; ora su ogni faccia campeggia una grande X rossa, segno inequivocabile che la sua missione è compiuta.

Jon Bernthal nello speciale Marvel The Punisher One Last Kill.
Uno sguardo spento e una grande voglia di farla finita: Frank Castle è un uomo divorato dal dolore.

Un uomo sul viale del tramonto

Frank esce poco, e quando decide di abbandonare il suo fatiscente appartamento a Little Sicily, a New York, lo fa per recarsi al cimitero a visitare le tombe dei suoi cari, dove lascia libero sfogo al dolore attraverso lunghi pianti disperati.

Non c’è più alcun motivo per restare in vita; i fantasmi del passato lo inseguono e vogliono divorare la sua anima. Il vendicatore sembra non farcela più.

Oltre al dramma personale, lo speciale Marvel riesce con grande efficacia a trasmettere inquietudine nello spettatore, mostrando il degrado del quartiere in cui vive Frank: un agglomerato di palazzi fuori dai quali agiscono indisturbati delinquenti privi di qualsiasi umanità.

Ne è riprova una scena potente che ha per protagonisti un clochard e il suo cane, entrambi vittime di una violenza gratuita e agghiacciante.

Osservando queste sequenze, verrebbe spontaneo pensare che il vendicatore sia pronto a intervenire per mettere fine alle ingiustizie, ma, almeno per ora, non accade nulla.

Una scena dallo speciale Marvel The Punisher: One Last Kill.
Frank non è solo: spesso è in compagnia di ingombranti fantasmi del passato che accrescono i suoi deliri dolorosi.

Il nuovo villain e la scintilla del giustiziere

Archiviata la coinvolgente fase che esplora l’inferno privato di Frank, è il momento che un nuovo personaggio si faccia avanti: una figura inaspettata che funge da autentico antagonista.

Grazie al suo piano diabolico, il ritmo di The Punisher: One Last Kill si fa più incalzante, soprattutto nelle sequenze in cui il Nostro combatte per le strade.

In quei frangenti action — in cui l’incredibile talento combattivo del punitore viene esaltato da una regia che nulla ha da invidiare a classici del genere come John Wick — una scintilla riaccende il fuoco sacro dell’eroe nell’animo di Frank, lasciando emergere un volto di sé radicalmente diverso.

Ora, sebbene sempre mosso da istinti violenti e scevri da qualsiasi pietas, Castle ha uno scopo nella vita, che lo trasforma da semplice assassino in The Punisher.

Dove vedere The Punisher: One Last Kill
COMMENTO
The Punisher: One Last Kill è un vero fulmine a ciel sereno: in poco più di 40 minuti. lo speciale Marvel riesce a raccontare una storia intensa e a coinvolgere lo spettatore — amante o meno del fumetto, poco importa — con una ricca gamma di emozioni. Seguendo la vita e le gesta di Frank Castle si prova tristezza, rabbia e profonda inquietudine. Per gran parte dello speciale la sua brutalità sembra quasi avere un'accezione negativa, soprattutto quando la sceneggiatura tratteggia il passato del villain, un personaggio perfettamente speculare a Frank che ha patito sofferenze analoghe alle sue. A un certo punto, però, le cose cambiano: quell'uomo inerme e annegato nel suo dolore riesce in qualche modo a risvegliarsi dal torpore, in nome di un istinto eroico impossibile da soffocare. The Punisher: One Last Kill è l'opera più matura, intensa e coinvolgente che la Marvel abbia mai prodotto per il piccolo schermo: i numerosi momenti introspettivi che delineano la personalità di Frank sono resi in modo eccezionale, conferendo al personaggio una dimensione più complessa e umana, ben oltre quella del semplice vigilante assetato di sangue.
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Luca Spina
Dopo la visione di Grosso guaio a Chinatown a dieci anni, ho capito che il cinema sarebbe diventato la mia più grande passione. Poco dopo, un computer ZX Spectrum mi ha fatto innamorare dei videogiochi e della tecnologia. Sono il direttore di PressView.it, portale dedicato a cinema, serie TV e gaming, dove scrivo unendo curiosità e spirito critico. Le serie TV mi accompagnano da sempre — da Il mio amico Arnold a Happy Days — e ancora oggi rappresentano uno dei piaceri più autentici del mio lavoro.
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