Death of a Unicorn – Recensione dell’horror con Paul Rudd e Jenna Ortega

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Jenna Ortega deve affrontaun unicorno molto aggressivo.
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Esce nei cinema dal 10 aprile 2025 Death of a Unicorn, dark comedy dalle tinte horror diretta da Alex Scharfman con protagonisti Paul Rudd e Jenna Ortega.

Prima di essere associato a creatura docile che porta gioia e allegria nei cuori dei bambini per riempire le casse dei produttori di giocattoli, l’unicorno era visto come un animale mitologico che aveva importanti valenze, sia nel campo teologico che in quello profano.

Nella religione cristiana, per esempio, l’unicorno raffigura il simbolo di purezza e verginità, mentre durante il Medioevo questa creatura veniva rappresentata, attraverso i famosi bestiari dell’epoca, come un essere che servendosi del suo corno aveva capacità curative miracolose.

Due importanti caratteristiche queste che verranno riprese nel film di Alex Scharfman, ideali per rendere questo cavallo con un lungo corno sulla fronte un protagonista inedito nel panorama cinematografico.

Ma andiamo con ordine presentando i due personaggi del film che molto presto faranno la conoscenza di questa creatura in un modo poco piacevole.

ALLA RICERCA DELLA FELICITÀ (E DI UN LAVORO STABILE)

La giovane Ridley (Jenna Ortega) si ritrova in viaggio con il padre Elliot (Paul Rudd) in direzione dell’enorme casa di un ricco magnate farmaceutico.

Elliot è un avvocato che vuole tentare di entrare nello staff di questo ricco e potente uomo per assicurarsi una carriera lavorativa stabile e remunerativa, due importanti traguardi da raggiungere soprattutto ora che ha perso sua moglie e deve occuparsi della figlia adolescente.

Il viaggio sembra procedere serenamente, anche se Ridley non nasconde diversi dubbi riguardo questo fantomatico incontro lavorativo con queste persone così facoltose.

Per Elliot in macchina è facile distrarsi, perché deve occuparsi della sua fastidiosa allergia che lo costringe a soffiarsi il naso ripetutamente.

Dover recuperare l’ennesimo fazzoletto usato utile per asciugarsi il copioso muco che fuoriesce dalle sue cavità nasali non permette a Elliot di vedere un animale selvatico che si trova in mezzo alla strada e così investirlo.

Quello che di primo acchito sembrava un alce oppure un cervo si rivela essere una bestia mai vista prima che sfoggia un enorme corno sulla testa.

Un animale che giace senza vita sulla strada e che dovrà essere caricato in macchina e diventare un ospite inaspettato di questo rendez-vous professionale.

Una scena del film Death of a Unicorn.
Lo sguardo sorpreso dei protagonisti in questa scena di Death of a Unicorn è inequivocabile

ECCO A VOI LA FAMIGLIA LEOPOLD

Quando Elliott e Ridley sopraggiungono in ritardo e con fatica nel luogo designato – uno splendido chalet dotato di ogni comfort – Death of a Unicorn inizia subito a tratteggiare la personalità e il carattere degli altri personaggi del film, a cominciare da Odell Leopold.

Interpretato da Richard E. Grant, Odell è il capo dell’impero farmaceutico con il quale Elliot vuole lavorare. L’uomo versa in condizioni di salute precarie ed è cosciente che è quasi arrivata la data di scadenza della sua vita su questa terra, ma si prodiga lo stesso ad apparire come un padrone di casa gentile ed educato.

Paul Rudd nel film Death of a Unicorn.
Regna l’entusiasmo in questa scena di Death of a Unicorn. Tra poco il mood generale cambierà drasticamente…

È molto meno formale il figlio Shepard (Will Poulter), ragazzone che non nasconde come ami avvalersi di tutti i pregi che una vita da milionario gli riserva e che sfoggia sempre pantaloncini corti che possano mettere in luce le sue corpose gambe.

L’ultima rappresentante della famiglia Leopold è Belinda (Téa Leoni), donna dai modi aggraziati che sembra subito entrare in sintonia con Ridley.

Oltre ai componenti della ricchissima genia dei Leopold c’è da sottolineare anche la presenza di Griff (Anthony Carrigan), singolare tuttofare da anni al servizio di questa famiglia che si prodiga affinché gli ospiti possano godere di un soggiorno confortevole.

Una drammatica scena di Death of a Unicorn.
Se siete abituati a concepire gli unicorni come animali dalla chioma colorata come un arcobaleno, dopo questa scena di Death of a Unicorn cambierete sicuramente idea

INIZIANO LE MACABRE DANZE

Death of a Unicorn è un film che non vuole essere solo un horror-comedy, ma anche un vero e proprio manifesto dell’incommensurabile avidità umana.

Gran parte del film è dedicata alla rappresentazione di Odell e dei suoi familiari, che a prima vista appaiono persone garbate e gentili ma che, molto presto, sveleranno la loro vera natura, soprattutto quando verranno a contatto con il famigerato unicorno morto.

La sceneggiatura è particolarmente abile nello smascherare a poco a poco l’anima nera e avida dei Leopold, che verrà molto presto sanata in modi del tutto particolari (e sanguinosi) da creature che ricoprono ruoli inaspettati.

Gli incredibili poteri dell’unicorno avranno una vera e propria funzione catartica nei riguardi di Elliot e Ridley, offrendo così una inaspettata e potente morale che pesca (con solerzia e senza esagerazioni) dalle caratteristiche leggendarie di questi animali che forse non tutti conoscono.

Il risultato finale è un film che sa offrire un menu cinematografico arricchito da diverse pietanze concettuali, dalla religione fino alle credenze popolari, condite in modo sapiente con una dose non indifferente di sangue finto e di splatter che sapranno allietare gli appassionati di horror.

Dove vedere Death of a Unicorn
COMMENTO
Death of a Unicorn è un film riuscito, perché in qualche modo riesce non solo a intrattenere lo spettatore intento a decifrare il losco comportamento della famiglia Leopold, ma anche a metterlo di fronte a temi universali e importanti come l'amore e la morte. Death of a Unicorn è un horror che non ironizza unicamente attraverso l’eccessiva rappresentazione del gore, ma soprattutto mettendo in mostra senza remore la stupidità del comportamento umano, sempre troppo egoista e legato a una superficiale ricchezza terrena. Da sottolineare una rappresentazione visiva talvolta un po' sottotono di questi leggendari animali a causa di una computer grafica non proprio sopraffina. Un aspetto che però non toglie nulla alla inconsueta forza emotiva che la storia del film riesce a trasmettere.
7.5
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Luca Spina
Dopo la visione di Grosso guaio a Chinatown a dieci anni, ho capito che il cinema sarebbe diventato la mia più grande passione. Poco dopo, un computer ZX Spectrum mi ha fatto innamorare dei videogiochi e della tecnologia. Sono il direttore di PressView.it, portale dedicato a cinema, serie TV e gaming, dove scrivo unendo curiosità e spirito critico. Le serie TV mi accompagnano da sempre — da Il mio amico Arnold a Happy Days — e ancora oggi rappresentano uno dei piaceri più autentici del mio lavoro.
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