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Esce nei cinema il 10 ottobre 2024 Il robot selvaggio, adattamento del bestseller del New York Times di Peter Brown Il Robot Selvatico, che racconta la storia di un robot che viene a contatto con una rigogliosa e vivace fauna all’interno di un’isola.
Come può un’avanzatissima tecnologia rapportarsi con degli animali? È questa la domanda a cui vuole rispondere il nuovo film animato DreamWorks Animation Il robot selvaggio, che vede la sofisticata unità ROZZUM 7134 (da adesso lo chiameremo Roz), naufragare su di un’isola sperduta.
È un pezzo di terra sperduto e disabitato, bagnato continuamente da possenti flutti, la nuova dimora di Roz, un automa che sfoggia una incredibile intelligenza artificiale al servizio degli esseri umani. Ma senza di essi, a cosa potrà servire Roz?
Una bella domanda, dal momento che il robot abbisogna quantomeno di qualcuno che lo accenda affinché possa inizializzare tutte le sue molteplici funzioni.
Grazie alla curiosità di un piccolo animale del luogo, Roz viene acceso e può finalmente rendersi conto dove si trova e cercare qualcuno che possa servire, visto che le sue direttive gli impongono di dare aiuto in diversi modi a colui che ha richiesto i suoi servigi.
UN POSTO DIFFICILE DOVE AMBIENTARSI
Le prime immagini de Il robot selvaggio mostrano il nostro protagonista che cerca di comprendere, con estrema difficoltà, quale sia il destinatario dei suoi innumerevoli servizi.
Roz, avvalendosi delle sue grandi capacità tecnologiche, cerca di scansionare la rigogliosa fauna locale per cercare di interagire con le tante creature che abitano quest’isola.
Le sue azioni saranno inutili, perché i vivaci animali del luogo non faranno altro che dare del filo da torcere a Roz, esaminando con veemenza le parti del suo corpo metallico e cercando di vedere cosa si cela all’interno di esso.
Approfittando della fuga del robot all’interno di questa isola Il robot selvaggio sfoggia subito una regia incredibilmente dinamica, che sottolinea la bontà del profilo tecnico della produzione DreamWorks.
La cinepresa segue con grande veemenza registica le braccia estensibili di Roz che si districano all’interno di nodosi rami di alberi secolari per cercare di sfuggire al nutrito gruppo di animaletti che si divertono a disturbare il nuovo arrivato.
Il povero Roz, programmato unicamente per servire ed eventualmente proteggere gli altri esseri umani, può solo difendersi e divincolarsi da tutte queste curiose creature pelose.
Per fortuna la sua intelligenza artificiale gli permette di studiare il linguaggio di questi numerosi abitanti del posto. Poche ore e Roz è perfettamente in grado di capire la loro lingua e così esprimersi in modo adeguato.

COME DIVENTARE ALL’IMPROVVISO UN PADRE
La situazione del nostro automa è decisamente migliorata su questa isola: il linguaggio che ha appreso consente a quest’ultimo di interagire con successo.
I nuovi rapporti sociali che Roz intraprende gli permettono di fare amicizia con una volpe di nome Fin, utilissima affinché il nuovissimo inquilino dell’isola possa comprendere appieno lo stile di vita del luogo.
Uno stile di vita piuttosto selvaggio, che Roz da subito cerca di migliorare puntando sulla creazione di una bella casa affinché abbia un posto caldo e confortevole dove ricaricare le sue batterie durante la notte.
Oltre a Fin Roz si imbatte nell’uovo di una piccola ochetta, che il robot da subito cerca di proteggere dalle grinfie di tanti animali affamati.
L’uovo ben presto si schiuderà e farà comparire un tenerissimo cucciolo di oca che, come natura insegna, identifica Roz come la sua mamma.
Il robot, in un battibaleno, diventa una sorta di padre per questa piccola creatura, che verrà ribattezza Brightbill.
Da questo momento in poi il protagonista del film Dreamworks si impegnerà con tutto sé stesso per permettere a questa piccola oca di diventare un animale adulto che sappia volare e badare a sé stesso.

LA TECNOLOGIA CHE DIVENTA UMANA
Il rapporto tra Oz e Brightbill rappresenta il fulcro concettuale della sceneggiatura de Il robot selvaggio, che dimostra con efficacia come la tecnologia (e l’intelligenza artificiale che permette a quest’ultima di interagire con il prossimo) non rappresenti un pericolo ma anzi possa adattarsi e imparare a conoscere anche il valore dei sentimenti.
Attraverso le esperienze sociali e affettive che instaura con tutta la collettività animale, Roz riesce a imparare il valore del rapporto amicale e l’amore, inteso come sentimento di protezione e di cura verso un’altra creatura.
La struttura del plot de Il robot selvaggio riesce con efficacia in qualche modo a umanizzare il concetto di intelligenza artificiale e a dimostrare come quest’ultima possa essere una grande risorsa.
Il film, strutturato con scene piuttosto movimentate e contraddistinto da una regia spesso movimentata a prova di noia, è sicuramente destinato a un pubblico più giovane, che può facilmente apprezzare il messaggio di fondo.

La struttura narrativa de Il robot selvaggio non si basa solamente sull’affetto di Roz verso Brightbill ma anche sul generale concetto di equilibrio tra il progresso e la natura e anche sul sentimento di fratellanza.
Il nostro adorabile robot non dispensa solo un grande sentimento amorevole verso Brightbill ma si cura anche dell’equilibrio fra gli animali stessi, impegnati a sopravvivere in un ambiente ostile che vede il più forte prevaricare sul più debole, proprio come è normale in natura.
Sebbene il film DreamWorks non aspiri a veicolare insegnamenti didattici riguardanti l’ecosistema e la natura, ho trovato fuorviante proprio quest’ultimo messaggio di fratellanza: è straniante che un concetto così importante e valido venga però accostato alla fauna di un’isola deserta dove, è cosa comune, ogni creatura deve necessariamente procacciarsi cibo per non soccombere davanti agli stenti della fame.




































