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Che cos’è davvero l’intelligenza artificiale? Una rivoluzione destinata a migliorare l’umanità, un rischio globale o una gigantesca illusione?
A porsi – e porre allo spettatore – queste domande è Wider Than The Sky – Più grande del cielo, il nuovo documentario di Valerio Jalongo, in arrivo nelle sale italiane come evento speciale il 9, 10 e 11 febbraio 2026.
Presentato in anteprima mondiale al Festival Visions du Réel e in anteprima nazionale alla Festa del Cinema di Roma 2025, nella sezione Special Screening, il film affronta il tema dell’A.I. attraverso un approccio originale che unisce scienza, poesia e arte.
Un viaggio globale tra scienza, filosofia e robot umanoidi
Girato tra Europa, Stati Uniti e Giappone, il documentario mette in dialogo neuroscienziati, filosofi, artisti e robot umanoidi, interrogandosi sulla vera natura dell’intelligenza artificiale nell’era dell’intelligenza collettiva e sulle conseguenze che questa tecnologia avrà sul futuro dell’umanità.
Il racconto si muove tra laboratori di ricerca, performance artistiche e scenari simbolici, creando un confronto continuo tra mente umana e macchina.
Un progetto internazionale senza confini
Wider Than The Sky – Più grande del cielo è una produzione internazionale realizzata in collaborazione con la comunità scientifica europea dell’Human Brain Project e la compagnia di danza Sasha Waltz & Guests.
Un’indagine che supera confini politici e geografici, con l’obiettivo di esplorare il rapporto sempre più complesso tra tecnologia, conoscenza e creatività.
Un cast di pensatori e innovatori di fama mondiale
Tra i protagonisti del documentario figurano alcuni dei nomi più autorevoli nel panorama scientifico e artistico internazionale, tra cui Antonio Damasio, Andrea Moro, Rob Reich, Refik Anadol, Hany Farid, Rainer Goebel, Sasha Waltz,e Sougwen Chung.
Accanto a loro, anche i robot Anymal e Ameca, simboli del punto di contatto tra neuroscienze, arti performative e robotica avanzata.
L’intelligenza collettiva secondo Valerio Jalongo
“Non dovremmo chiamarla intelligenza artificiale – afferma Jalongo – ma intelligenza collettiva, perché nulla esisterebbe senza la conoscenza condivisa dell’umanità”
Per il regista, già autore di Il senso della bellezza e L’acqua l’insegna la sete, la vera sfida non è tecnologica, ma politica e culturale: decidere se questa rivoluzione servirà a concentrare il potere o a costruire un futuro aperto e democratico.
Immagini potenti tra emozione e inquietudine
Il film alterna immagini di grande impatto visivo: dalle coreografie di Sasha Waltz ai droni da competizione, dalla Silicon Valley ai laboratori di robotica.
Ne emerge un ritratto dell’A.I. non solo come innovazione tecnologica, ma come mistero profondamente umano, capace di ridefinire il nostro rapporto con libertà, creatività e conoscenza.




































