I nostri anni, torna in 4K il film di Daniele Gaglianone che offre una profonda riflessione sulla guerra

0
52
Una scena dal film I nostri anni.
Questo articolo può contenere link di affiliazione.

A 25 anni di distanza torna in sala I nostri anni, lungometraggio d’esordio di Daniele Gaglianone, che nel 2000 fu presentato al Torino Film Festival e nel 2001 alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes e vinse la Sacher d’Oro come miglior opera prima.

Il film, un inno alla Resistenza e un’analisi profonda sul tema della violenza e della guerra, è stato restaurato in 4K dal Museo Nazionale del Cinema grazie al progetto europeo A Season of Classic Films, iniziativa dell’ACE (Association des Cinémathèques Européennes), sostenuta dal programma MEDIA EU Creative Europe e sarà presentato in anteprima al Sottodiciotto Film Festival dal 10 al 15 dicembre 2025.

La trama de I nostri anni

Alberto e Natalino, ex partigiani legati da un’amicizia profonda, vivono da anziani due vite opposte: uno isolato in montagna, l’altro in un pensionato.

L’intervista di un ricercatore riporta Natalino ai ricordi della Resistenza, mentre Alberto stringe un legame con Umberto, un vecchio paralizzato, ignaro che sia il responsabile della morte dei loro compagni.

Il passato riaffiora con violenza, riaprendo ferite mai rimarginate. Quando scopre la verità, Alberto vuole vendicarsi, ma Natalino lo accompagna in un viaggio sospeso tra memoria e realtà. Insieme, ritrovano nei ricordi un modo per riscrivere il dolore del passato.

Le dichiarazioni del regista Daniele Gaglianone

Sull’importanza di questo restauro nell’attuale contesto storico, il regista Daniele Gaglianone dichiara: «Confrontarsi dopo tutto questo tempo con un film la cui ideazione mi ha accompagnato per tutti gli anni della giovinezza significa anche ripensare a quanto questo film abbia ancora molte cose da dire in questi nostri di anni. Gli anni dei miei protagonisti, nonostante sembrino persi e sospesi in una dimensione spazio-temporale rarefatta, dimenticata in qualche angolo della storia, gridano ancora in questo nostro periodo storico, in questi nostri giorni atroci e, fino a un po’ di tempo fa, impensabili.

Il film restaurato prende vita nuova, le immagini sono più vivide che mai e questo rende ancora più urgente e necessario uno dei nodi centrali di questo film, di questa storia: se sia possibile avere un rapporto etico con la violenza, se sia possibile mantenere come essere umano quella dignità che per preservare bisogna essere anche pronti a combattere, ribadendo fino alla fine che gli esseri umani, se sono tutti uguali nelle premesse, non lo possono essere rispetto alle azioni che si compiono e le idee che si abbracciano. “C’era la guerra, eravamo tutti soldati”.

Così, cercando una giustificazione morale che appiattisca le responsabilità, sostiene quel vecchio che una volta da giovane era stato orgogliosamente ferocemente fascista; e a queste parole, con fermezza e serenità, uno dei due vecchi partigiani risponde: “io non sono mai stato un soldato”».