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Se la vostra soglia dell’attenzione non resiste alla durata di un film intero (che, a dirla tutta, oggigiorno è sempre più dilatata) perché uno zombie vi ha mangiucchiato parte della vostra materia grigia, per Halloween potrebbe essere ideale la visione di Creepshow, film horror composto da brevi episodi uscito durante gli sfolgoranti anni ’80.
Nel 1982, il mondo del cinema horror vide realizzarsi un sogno: George A. Romero alla regia e Stephen King alla sceneggiatura unirono le forze per creare Creepshow, un film antologico composto da cinque agghiaccianti storie.
Questa collaborazione tra due maestri del genere diede vita a un’opera che ancora oggi affascina gli appassionati.
Creepshow si propone come un omaggio ai fumetti horror pubblicati dalla EC Comics nell’America del secondo dopoguerra.
Questi albi, un mix di divertimento e paura, erano diventati un vero e proprio fenomeno culturale, catturando l’immaginazione di un’intera generazione di giovani lettori.

ORRORE INVECCHIATO BENE
In un’epoca in cui il cinema horror tende verso narrazioni sempre più sofisticate e psicologiche, ci si potrebbe chiedere se Creepshow abbia ancora la capacità di intrattenere il pubblico moderno.
La risposta è un deciso sì, e il motivo risiede nella sua abilità di toccare corde universali, come la paura degli insetti (chi può dimenticare la scena con centinaia di scarafaggi?) e l’angoscia del tradimento.
Questi temi, profondamente radicati nella psiche umana, mantengono il film ancora molto attuale anche a distanza di decenni.
Quello che riesce a fare Creepshow è prendere una manciata delle paure e dei difetti più comuni dell’imperfetto genere umano e mescolare questi ultimi all’interno di storie spaventose, a tratti gore, ma non per questo prive di una morale.
Un cocktail cinematografico così gustoso che difficilmente può essere ignorato da qualsiasi cultore dei film di paura come del semplice simpatizzante del genere horror.

UNA PREFAZIONE PIENA DI ATMOSFERA
Il prologo di Creepshow è un elemento chiave che cattura immediatamente lo spettatore. Il film presenta Billy, un giovane appassionato di fumetti horror (interpretato dal vero figlio di Stephen King), sorpreso dal padre mentre legge queste “storie inappropriate”.
Il genitore, rappresentante di una mentalità conservatrice, costringe il figlio a gettare via il fumetto e lo prende a schiaffi.
Questo conflitto generazionale innesca la narrazione: dal cestino emergono creature fantastiche guidate da Zio Creepy, l’iconica figura del fumetto, che inizia a raccontare le storie a Billy (e agli spettatori).
All’epoca della sua uscita, Creepshow si caricò di un significato ulteriore. In un contesto sociale in cui i fumetti horror erano spesso demonizzati ed etichettati come una cattiva influenza per i giovani, il film si ergeva a manifesto di ribellione contro questi giudizi superficiali. Questa sfida alle convenzioni contribuì a renderlo ancora più attraente per il pubblico.

OMICIDI, CREATURE MOSTRUOSE E INSETTI POCO AMICHEVOLI
Il bello di Creepshow è che le storie hanno protagonisti eterogenei e trattano di tematiche horror estremamente diversificate, che non trattano solo di zombie e di creature moleste che vogliono fare uno spuntino con le nostre tenere carni.
Nel primo episodio intitolato “La festa del papà”, per esempio, il tema principale è un parricidio. Da questo evento così drammatico scaturiranno una serie di avvenimenti horror che renderanno la storia non solo spaventosa ma anche estremamente ironica.
Per non parlare della storia dal titolo “La morte solitaria di Jordy Verrill”, in cui l’attore protagonista è un certo re dell’orrore chiamato Stephen King. In questo racconto si mischiano abilmente non solo tematiche horror ma anche fantascientifiche, non rinunciando a far sorridere il pubblico mostrando il geniale scrittore interpretare con grande carisma un contadino sempliciotto che verrà a contatto con uno strano liquido spaziale.
Se in tante storie vi è il tipico humour nero delle pubblicazioni a fumetti a cui si ispira il film, nella storia “Strisciano su di te” il sarcasmo lascia lo spazio al tema della misofobia, ovvero la fobia di toccare oggetti contaminati che possano portare malattie. Il povero (ma cinico e insopportabile) protagonista di questo racconto vive in una casa completamente asettica, ma presto dovrà fare i conti con una legione di insetti non propriamente amichevoli.
Non mancano anche tematiche legate alle gioie e (soprattutto) ai dolori dell’amore. In “Alta marea” Richard scopre che la moglie lo tradisce e architetterà una terribile vendetta contro la sua consorte e il suo amante, ignaro di come gli avvenimenti possano poi ritorcersi contro di lui.
Per tutti gli amanti dei cari e vecchi mostri (rigorosamente creati in modo artigianale da quel grande talento di Tom Savini) è ideale la visione de “La cassa”, in cui si racconta come dentro un baule ritrovato per puro caso in un sottoscala del seminterrato (tipico luogo ove si fanno i ritrovamenti più assurdi nei film horror) ci sia una creatura poco incline all’amicizia e che pare trovi estremamente deliziosa la carne umana.
Con argomenti così diversi e dal notevole piglio creativo che hanno la capacità non solo di spaventare ma anche di intrattenere, Creepshow rimane un classico del genere horror, che stimola anche riflessioni argute sulla società dell’epoca e sulla cultura pop in generale.
La sua struttura antologica, l’umorismo nero e l’estetica ispirata ai fumetti lo rendono un’esperienza unica che continua a influenzare il cinema horror contemporaneo.

MA NON HANNO FATTO IL SEGUITO?
Creepshow ebbe un discreto successo, il che portò in automatico a fare uscire il seguito nel 1987, dopo cinque anni dall’uscita del primo titolo, intitolato con poca fantasia Creepshow 2.
Alla regia non troviamo più il sommo George A. Romero ma Michael Gornick, direttore della fotografia di tantissimi film di Romero nonché attore comparso nel film The Amusement Park, sempre di Romero.
Insomma, sebbene non ci fosse il regista de La notte dei morti viventi dietro la macchina da presa, potevamo contare sulla capacità di un uomo che era il braccio destro dell’uomo che creò il mito cinematografico degli zombie. Anche in questo seguito Stephen King ci mette lo zampino e scrive il soggetto.
Creepshow 2 offre tre storie differenti invece di cinque, e anche questa volta presenta un prologo prima di aprire le danze horror.
C’è sempre un ragazzino come protagonista, braccato da alcuni bulli che faranno una brutta fine grazie all’intervento di una pianta molto particolare che arriverà in suo aiuto.
Il taglio delle storie di Creepshow 2 è meno scanzonato, e rinuncia alla dissacrante e spaventosa ironia in favore di racconti che possano instillare maggiore coinvolgimento ed empatia, soprattutto pensando al primo episodio, “Vecchio capo Testa di Legno”, un particolarissimo “revenge movie” in cui ci sarà spazio non solo per parteggiare con il vendicatore, ma anche per commuoversi.

Il secondo episodio, “La zattera”, è quello più spaventoso e anche più originale. Un lago in cui due coppie di ragazzi decidono di passare qualche ora di svago diventa teatro di orrori indicibili. La piattaforma galleggiante su cui alloggiano è l’unica zona sicura in cui possono sostare. O forse no? Con un finale inaudito, “La zattera” è una storia horror veramente incredibile.
Chiudiamo con “L’autostoppista”, racconto che narra di una donna e della sua incessante mania di tradire il suo ricco marito. Il giorno in cui accidentalmente investe con la sua macchina un autostoppista, la vita di questa fedifraga diventerà un vero inferno.
Creepshow 2 offre meno storie ma più rifinite, che vogliono mettere a disagio lo spettatore presentando situazioni surreali ma immerse nella quotidianità, ottimo escamotage per renderle più reali di quanto si possa immaginare.
In definitiva, Creepshow 2 è un altro film da consigliare assolutamente, per terminare con stile una maratona di brevi storie horror entusiasmanti, divertenti e a tratti agghiaccianti.



































