The Boy

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Greta, una ragazza che ha appena concluso una tormentata relazione con un ragazzo dall’oscura personalità,  decide di voltare pagina nella sua vita accettando un lavoro come baby-sitter presso i coniugi Heelshire.

Al cospetto di questa curiosa coppia inglese, Greta si accorge presto che non dovrà badare ad un bambino in carne ed ossa, ma ad una bambola che ritrae le fattezze di un fanciullo, con la pelle sostituita da fredda porcellana.

The Boy è un film horror che ha come protagonista Lauren Cohan, ai più conosciuta come importante personaggio nella serie TV The Walking Dead.

Il film sembra prediligere atmosfere care a tutti gli amanti del genere horror, a partire dall’immensa magione immersa nella campagna dove vivono gli Heelshire.

Porte che scricchiolano ed ampie stanze fornite di lugubre arredamento faranno di tutto per instillare una certa ansia nello spettatore.

Ma il protagonista degli spaventi sarà Brahms, nome della bambola e del vero bambino scomparso tragicamente venti anni fa, prima che questo pupazzo ne prendesse le sembianze e potesse in qualche modo riempire il dolore che provano tutt’ora sua madre e suo padre.

Proprio come un Gremlins dalle fattezze di una bambola umana, Brashm dovrà essere accudito secondo alcune regole ben precise. Se così non dovesse essere, assicurano i suoi genitori, saranno dolori per chi ha il compito di accudirlo.

La sceneggiatura impone a Lauren Cohan di essere praticamente l’unica protagonista, dentro questa immensa casa, per gran parte della durata del film.

L’attrice potrà contare su alcune scene in cui comparirà anche il simpatico Malcolm, ragazzo delle consegne che sviluppa un debole per lei.

La Cohan regge bene la scena pur recitando in solitaria, grazie ad una recitazione più che sufficiente, che la rende potenzialmente una buona candidata per altri futuri film di questo genere.

Ma il problema di The Boy sono altri, a cominciare da una sceneggiatura che, purtroppo, non riesce ad intrattenere e spaventare quanto basta.

Gran parte del film sarà dedicato alla vicende di Greta all’interno della casa, alle prese con le strane abitudini di questa angosciante bambola, che pare nasconda dietro il suo sguardo malinconico e vitreo un misterioso soffio vitale.

Ma il senso di deja-vù, ogni minuto che passa, sovrasterà senza pietà chi ama il genere horror, e, proprio come un lupo mannaro durante un plenilunio, si trasformerà in noia soprattutto per tutti coloro che  hanno pagato il biglietto per provare della sana e divertente paura.

Troppo pochi i classici “salti sulla sedia”, resi privi di naturalezza perché architettati ad arte dal regista tramite i canonici effetti sonori roboanti al seguito.

Dopo qualche sbadiglio di troppo la trama si arricchisce e svela un apprezzabile (ma di certo non entusiasmante) colpo di scena,  che trasforma il piccolo protagonista, di primo acchito inanimato, in un probabile protagonista di altri, futuri, film horror.

Ma anche dopo la piccola sorpresa iniziale, ci si accorge che tutto era già stato pensato tanti e tanti anni fa, ai tempi di un certo Sean S. Cunningham, oppure del maestro John Carpenter, che hanno allevato a pane e sangue fresco ragazzoni vivaci dal nome di Michael Myers e Jason Voorhees.

Insomma, The Boy è un film che raggiunge appena la sufficienza, e non riesce ad offrire di certo uno spettacolo d’impatto nel vasto panorama dei film di spavento.

Un film fin troppo vuoto nella sua sceneggiatura, che forse concentra troppo il focus della telecamera sui lineamenti di Lauren Cohan, magari per cercare di ammaliare un certo pubblico che ama seguire le vicende degli zombie nella serie TV dove compare.

COMMENTO
The Boy è un film che raggiunge appena la sufficienza, e non riesce ad offrire di certo uno spettacolo d’impatto nel vasto panorama dei film di spavento. Un film fin troppo vuoto nella sua sceneggiatura, che forse concentra troppo il focus della telecamera sui lineamenti di Lauren Cohan, magari per cercare di ammaliare un certo pubblico che ama seguire le vicende degli zombie nella serie TV dove compare.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".