Room

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Basato sul premiato bestseller di Emma Donoghue, Room è un film che narra di una giovane madre e di suo figlio che vivono rinchiuse in un capanno, adibito ad una sorta di monolocale con bagno e camera da letto.

Sono diversi anni che questa donna, di nome Joy, è costretta a vivere in un luogo così angusto.

Prima la sua esistenza non si divideva con suo figlio Jack, ma l’unica compagnia saltuaria era quella di un uomo, soprannominato “vecchio Nick”, che le portava provviste e tutto ciò che era indispensabile affinché lei potesse sopravvivere.

Poi è arrivato jack, e con lui la speranza di divedere le sue giornate in quella gabbia a forma di stanza assieme ad una creatura innocente, che potesse sorridere alla vista di una piantina con le foglie morte, rivolgendole un affettuoso saluto appena sveglio la mattina.

Il racconto da cui è tratto il film è liberamente ispirato ad un doloroso fatto di cronaca realmente accaduto in Austria, dove per circa vent’anni una ragazza ha dovuto vivere segregata in una stanza, senza la possibilità di uscire.

La regia del film è sempre puntuale a descrivere con la telecamera quanto possano essere stretti e così soffocanti gli spazi che Joy e Jack devono dividersi per poter vivere.

In questa stanza non vi sono finestre, tranne un piccolo quadrato di vetro sopra al tetto di questo capanno, da cui arrivano timidi e fiochi raggi di sole che non riescono nemmeno a riscaldare il piccolo viso di suo figlio di appena cinque anni.

Cinque anni vissuti senza sapere cosa fosse il mondo, credendo che quelle pareti rappresentassero la realtà concessa a lui ed alla sua mamma.

Ma la vita sembra aver capito che è stata fin troppo cattiva con questa donna, e la possibilità di una svolta nella sua dolorosa esistenza sembra esserci.

 

Room è un film a tratti sconvolgente. La prima mezz’ora è difficile proferire anche solo una parola mentre si osservano questi due esseri umani cercare di organizzare la loro giornata in maniera anche solo decente, con i pochissimi mezzi che hanno a disposizione per far trascorrere le innumerevoli ore  che li separano dalla sera e dalla notte in cui per fortuna chiuderanno gli occhi per dormire.

L’attrice Brie Larson è molto abile ad assumere un aspetto smunto, con uno sguardo che evoca una mancanza di speranza in un futuro fatto di una totale prigionia.

Il piccolo Jack, interpretato da Jacob Tremblay, riesce con la sua abilità ad essere il leitmotiv della sceneggiatura che, proprio come il romanzo da cui è tratto il film,  vuole narrare tutta questa vicenda dal punto di vista del piccolo protagonista, delle sue emozioni e di come riesca ad evadere da questa situazione grazie all’amore per la madre e con l’ausilio della sua fantasia.

Un film sicuramente da non sottovalutare, che riesce a colpire lo spettatore con la dolcezza di Jack e la drammaticità degli eventi che hanno investito questa povera ragazza.

Un modo per capire come la realtà di ognuno di noi possa essere in qualche modo plasmata e resa insopportabile grazie alla mente perversa di un solo uomo.

COMMENTO
Room è un film a tratti sconvolgente. La prima mezz'ora è difficile proferire anche solo una parola mentre si osservano questi due esseri umani cercare di organizzare la loro giornata in maniera anche solo decente, con i pochissimi mezzi che hanno a disposizione per far trascorrere le innumerevoli ore  che li separano dalla sera e dalla notte in cui per fortuna chiuderanno gli occhi per dormire.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".