Revenant

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Leonardo DiCaprio nel suo ultimo film ricopre il ruolo di John Glass, cacciatore di pelli che durante una spedizione di caccia viene sorpreso da un gruppo di indiani che vogliono il loro scalpo.

John riesce a fuggire dalla minaccia dei pellerossa, ma  ne incontra una ben maggiore: un enorme orso grizzly . Il combattimento che ingaggia l’uomo è violento, e sebbene riesca a non perdere la vita, lo ricoprirà di ferite e di ossa spezzate.

La sua vita è appesa ad un filo, che potrebbe essere da un momento all’altro spezzato dai pochi compagni che decidono di trasportare il suo corpo quasi privo di vita per arrivare al campo base, unica via di salvezza dagli indiani, ma soprattutto da un inverno gelido che ricopre il paesaggio di neve e distrugge il corpo con il suo freddo.

Ma cercare di combattere per non morire è solo l’inizio della sfida per John, perché si ritrova a dover sopportare un dolore ben più grande delle sue molteplici ferite. Un dolore dell’animo provocato da un suo compagno di caccia, disposto a tutto pur di sopravvivere.

Revenant – Redivivo è un film che, fin dalle primissime scene, riesce a far chiudere lo stomaco allo spettatore a causa della drammaticità delle scene proposte, ma soprattutto per come sono girate.

Non compaiono davanti alla telecamera litri di sangue finto, arti mozzati oppure cadaveri putrefatti per impressionare il pubblico in modo dozzinale. Quello che il grande regista Alejandro González Iñárritu riesce a mostrare è la crudezza della natura, in primis tramite la potenza di un orso di diversi quintali che si scaglia contro un uomo.

La forza degli effetti sonori, che ricoprono del tutto un taglio musicale sempre molto discreto e mai ingombrante, assieme ad una regia che pone la cinepresa spesso a pochi centimetri dai soggetti ripresi, fa si che ogni fase dello scontro impari con l’enorme bestia siano palpitanti.

Il regista ha adottato una tecnica di movimento di macchina non comune: per seguire gli accadimenti del film e farci sentire parte integrante degli avvenimenti,  usa delle carrellate panoramiche che mostrano la scena a 360 gradi usando, oltretutto, un obiettivo grand’angolo che permette di scorgere nello schermo innumerevoli dettagli del paesaggio.

I lunghi piani sequenza, attraverso la soggettiva, sembra che inseguano le gesta degli attori. Oppure, ancora meglio, sembra proprio che la telecamera sia un soggetto attivo ed invisibile sulla scena che osserva tutta l’azione.

Tutte  le disavventure che Glass dovrà patire sono un inno alla volontà della sopravvivenza, senza mettere in mostra un cattivo oppure un buono.

Non c’è bianco o nero nel film di Alejandro González Iñárritu: anche lo stesso  John Fitzgerald, compagno del protagonista che si macchia di delitti, non lo fa per compiere del male in senso stretto,  ma solo per la vocazione alla sopravvivenza.

I protagonisti del film, pur essendo esseri umani, sono come gli animali e si muovono, ragionano ed uccidono proprio come loro: per avere cibo, per difendersi,  oppure per garantirsi la possibilità di vedere la luce del sole anche il giorno seguente.

La natura è protagonista incessante di Revenant, con i suoi gelidi torrenti, le sue alture bianche per la neve e soprattutto per l’incessante freddo che costringe John a morire e rinascere più volte grazie alla sua sovrumana tenacia ed esperienza.

Un film possente, spettacolare e drammatico, che riesce a rapire l’attenzione e le emozioni di ogni spettatore come pochi film sanno fare.

COMMENTO
La natura è protagonista incessante di Revenant, con i suoi gelidi torrenti, le sue alture bianche per la neve e soprattutto per l’incessante freddo che costringe John a morire e rinascere più volte grazie alla sua sovrumana tenacia ed esperienza. Un film possente, spettacolare e drammatico, che riesce a rapire l’attenzione e le emozioni di ogni spettatore come pochi film sanno fare.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".