Point Break

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C’erano una volta  Patrick Swayze e Keanu Reeves protagonisti di un film diretto da Kathryn Bigelow, che univa una sceneggiatura poliziesca con diverse scene spettacolari e di azione.

I personaggi erano carismatici e la storia era discretamente originale con le sue tematiche da poliziesco mischiato con concetti vicini a quelli della corrente new-age.

Stiamo nel 2016 ed Hollywood, come spesso accade di questi tempi, decide di girare un remake di questo fortunato titolo, chiamato sempre Point Break.

Stavolta gli attori sono diversi e la trama racconta di una banda che ha l’abitudine di rubare soldi da distribuire ai cittadini normali.

Sfuggire alle autorità non sarà difficile per loro, essendo dei professionisti nel praticare sport estremi, che permettono loro di guidare motocross su di un lembo di terra in mezzo al nulla, oppure di catapultarsi da altissimi grattacieli con l’ausilio di paracaduti.

Johnny Utah, giovane agente dell’F.B.I., è sulle loro tracce, e scopre che questi sedicenti Robin Hood del 2000, in verità stanno cercando di raggiungere il Nirvana attraverso le “Otto prove di Ozaki”.

Ozaki, famoso atleta ed ambientalista, era un uomo leggendario che, attraverso otto difficilissime prove che sfidavano le forze della natura, provò a raggiungere l’illuminazione completandole tutte.

L’uomo non ci riuscì, ma non è detto che questa banda di malviventi non possa riuscire nell’intento.

Point Break è un film decisamente vuoto nella sua sceneggiatura, che purtroppo non riesce a dare spessore e personalità ai due interpreti principali.

Complice anche una scarsa capacità espressiva dei due attori, il film non riesce ad infondere alcuna emozione nello spettatore.

Durante la visione, inoltre, non si riescono  a comprendere  le vere intenzioni della banda a cui da la caccia John.

Dapprima costoro sembra che rubino migliaia di dollari per  donarli alla gente normale, ma in seguito cambiano atteggiamento ed addirittura si macchiano di omicidi alla stregua di  banali e violenti assassini.

Tutto il misticismo che dovrebbe coinvolgere la sceneggiatura e darle quel tocco di originalità in più, in questo modo non riesce a trovare una collocazione all’interno della trama sconclusionata.

Quello che rimane del film sono bellissimi paesaggi montuosi ed innevati, che non faranno fatica a far palpitare il pubblico amante della natura.

Anche le prove che vedono Johnny e gli altri protagonisti sfidare e mettere alla prova la capacità di un essere umano contro la potenza di madre natura sono coinvolgenti, complice la telecamera che sceglie di utilizzare riprese da centinaia di metri di altezza,  per esaltare così la maestosità dei paesaggi coinvolti nella fotografia del film.

Non era possibile, durante la premiere dedicata ai giornalisti, visionare il film con l’ausilio del 3D, ma sicuramente le enormi montagne piene di neve, così come le onde del mare alte come un grattacielo, sembreranno ancora più vive e realistiche con gli occhialini indossati.

A parte questo, Point Break non riesce ad offrire di più. Un plauso ai bravissimi stuntman implicati nella realizzazione del film, che cadono e sembra si frantumino tutte le ossa del corpo in innumerevoli e pericolose scene.

Il resto del film non riesce a creare una qualche minima tensione narrativa. Questo è un aspetto che nel mondo del cinema, dove la capacità di raccontare dovrebbe essere un imperativo, risulta essere decisamente negativo.

COMMENTO
Point Break è un film che non riesce ad offrire molto. Un plauso ai bravissimi stuntman implicati nella realizzazione del film, che cadono e sembra si frantumino tutte le ossa del corpo in innumerevoli e pericolose scene. Il resto del film non riesce a creare una qualche minima tensione narrativa. Questo è un aspetto che nel mondo del cinema, dove la capacità di raccontare dovrebbe essere un imperativo, risulta essere decisamente negativo.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".