Non buttiamoci giù

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Quattro persone che non si conoscono si ritrovano la sera dell’ultimo dell’anno in cima al grattacielo più alto di Londra. Vorranno festeggiare? Assolutamente no, perché ognuno di loro ha in mente solo una cosa: il suicidio. Alla fine nessuno si toglierà la vita e tutti insieme faranno un patto: fino a San Valentino nessuno di loro proverà ad ammazzarsi.

Una premessa decisamente grottesca ed ironica per l’incipit di un film, che trasformerebbe  quasi automaticamente lo spettacolo in una commedia dai toni comici brillanti, sebbene il canovaccio abbia il suicidio come caratteristica principale del racconto.

Ma il viso bonario, nonché ancora affascinante, di Pierce Brosnan, che impersona una ex stella della tv in rovina per aver sedotto una ragazza  minorenne, non può tradire le aspettative comiche che il pubblico attende seduto sulla sua poltrona, soprattutto dopo aver visto lo spumeggiante trailer.

Ma c’è una bella sorpresa: il film non è una commedia, ed il genere che più si adatta al film è, senza troppi indugi, quello drammatico, soprattutto pensando alla vita del personaggio di Maureen, interpretato dalla bravissima Toni Collette.

A questo punto l’ilarità, intelligente e profonda, che prometteva il film, svanisce come i titoli di apertura sullo schermo;  quello che ci si aspetta, gustando una resa fotografica deliziosa che viene impreziosita da interludi musicali sobri quanto piacevoli, è una rilettura del significato di suicidio e di come questo possa apparire sbagliato.

Ma anche stavolta la (parziale) delusione è dietro l’angolo di ripresa perché, tutto sommato, il valore descrittivo delle vite e dei gravosi problemi dei quattro è scevro da approfondimenti del caso sulle toccanti tematiche che vengono affrontate durante tutti i 90 minuti di visione.

Quello che resta del film è una convincente prova dei due attori più maturi (Aaron “Breaking Bad” Paul appare dimesso nella sua recitazione e sembra ancora lo sbandato del telefilm, mentre l’altra giovane ragazza è a volte fin troppo sopra le righe e dissacrante), ed il tema del film, sicuramente interessante, poteva essere approfondito in maniera più consona, soprattutto osservando come il regista abbia abbandonato quasi del tutto i toni scanzonati della commedia ironica.

“Non buttiamoci giù” è un film che riserva momenti di piacevole cinema, ma che non induce lo spettatore a riflettere molto dopo essere uscito dalla sala.

La drammaticità di alcune situazioni sembra essere fuori posto, e, cosa ancora più importante, non tutti i personaggi descrivono in maniera esaustiva il motivo che li avrebbe indotti a togliersi la vita.

Se le emozioni tardano ad arrivare, assieme alle spiegazioni, è impossibile a questo punto allontanare il sentimento di delusione per un film che, così come è, appare solamente sufficiente.

COMMENTO
Non buttiamoci giù è un film che riserva momenti di piacevole cinema, ma che non induce lo spettatore a riflettere molto dopo essere uscito dalla sala. La drammaticità di alcune situazioni sembra essere fuori posto, e, cosa ancora più importante, non tutti i personaggi descrivono in maniera esaustiva il motivo che li avrebbe indotti a togliersi la vita.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".