Noah

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La storia di Noè è conosciuta da tutti: questo signore scelto dal Creatore inizia a costruire un’arca enorme dove, poeticamente, fa salire ogni specie animale della terra, ognuno con un rappresentante di sesso femminile ed uno maschile per continuare la specie e ripopolare il mondo.

Di tutta questa sorta di fiaba, per come spesso ce l’ hanno raccontata quando ognuno di noi aveva pochi anni di vita, manca tutto il lato introspettivo da investigare riguardo quest’uomo speciale, soprattutto il dilemma di un essere umano gravato da innumerevoli responsabilità che gli permisero di decidere chi salvare o no di tutto il creato.

Il film del regista Darren Aronofsky vuole raccontare tutta la storia dell’arca di Noè, ma senza l’immensa imbarcazione come protagonista, bensì l’uomo che sta dietro la sua costruzione. Un uomo che discende da una stirpe buona, contrapposta a quella di Caino che uccise tanti anni or sono suo fratello e diede inizio alla nascita di una ramificazione cattiva della genìa umana.

Il film è una storia di poco più di due ore che comprende anche la spiegazione degli antefatti che portarono ad  assegnare a tutti gli uomini l’onta del peccato originale, con Adamo ed Eva intenti a godere delle bellezze inenarrabili del giardino dell’Eden fino al momento del terribile assaggio della mela proibita.

Una costruzione cinematografico-religiosa a tutto tondo, che usa diversi, riusciti, espedienti grafici per mostrare come anche durante l’era dell’industrializzazione e del progresso l’umanità è sempre ricascata nella trappola della violenza e del peccato.

Il film si mostra accattivante, con una fotografia scenica che predilige l’uso di chiaro scuri per mostrare le sagome dei protagonisti abbracciati dalla luce soffusa del tramonto, e fa entrare in scena anche enormi mostri di pietra atti a proteggere Noè durante l’edificazione della sacra arca.

Angeli rinnegati sulla terra, che  a prima vista possono suscitare un minimo di sgomento se incorniciati dentro una storia dalle tinte sacrali e farebbero pensare più ad una versione drammatica del simpatico mostro de “La storia infinita” (anch’esso di pietra).

Ma nell’ottica del film di azione e spettacolare, che descrive in maniera minuziosa i tanti tormenti dell’uomo con la barba tempo fa ex gladiatore (che combatte alla grande anche in queste vesti), “Noah” si fa piacere e coinvolge nelle sue tinte tragico-religiose e soprattutto appartenenti ad ognuno di noi, credenti o meno della storia e della religione in generale.

Un film apocalittico, che ha il maggior pregio nella voglia di narrare tante altre cose oltre agli animali, gli insetti e tutto quello che cammina in cielo ed in terra che entrano con nonchalance nell’enorme barca della salvezza.

Una salvezza anche per tutti quei bambini che hanno creduto che Noè fosse solo un uomo buono che volesse salvare il mondo da un grande diluvio. Ora sappiamo che anche lui aveva grandi responsabilità e tanti dubbi di fronte a questa enorme missione, e la cosa lo rende un uomo, per così dire, più amabile e vicino ad ognuno di noi.

COMMENTO
Noah è un film apocalittico, che ha il maggior pregio nella voglia di narrare tante altre cose oltre agli animali, gli insetti e tutto quello che cammina in cielo ed in terra che entrano con nonchalance nell’enorme barca della salvezza.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".