Neve

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Donato è appena giunto in uno sperduto paese di montagna con una missione da compiere. Sulla sua strada incontra Norah, una donna che cerca di scappare dal suo passato, e anche dal suo presente. I due personaggi, che comunicano pochissimo ma che condividono il proprio percorso, cercheranno di aiutarsi reciprocamente, più o meno, volontariamente.

E mentre la neve scende, rendendo il futuro sempre più celato ai protagonisti, è il boss Gaetano a seguire le tracce, per cercare di approfittarsi delle loro debolezze e trarne profitto. Ma il profitto non è il solo obiettivo del “cattivo” di turno ma anzi, il punto debole di tutti i protagonisti, pronti alla “caccia del tesoro” per riscattare la propria anima.

In “Neve” il regista Stefano Incerti lascia definitivamente il segno. Dopo aver tracciato un percorso già fortemente d’impatto emotivo con opere originali come “L’uomo di Vetro” (2007) e “Gorbaciof” (2010), il suo nuovo lavoro interpretato magistralmente da Roberto De Francesco (Donato), Esther Elisha (Norah) e Massimiliano Gallo (Gaetano), colpisce nel profondo perché non vuole presupporre nessuna morale o alcun colpo di scena, fotografando solamente l’esatto momento in cui i personaggi vivono quel preciso istante e tralasciando il racconto del passato e del loro futuro.

Quando il film si sviluppa, anche il significato della neve cambia. Ora cade impietosa e, se prima nascondeva, adesso coccola ed esalta i protagonisti nei loro momenti critici.

Un’altra assoluta caratteristica della regia di Stefano Incerti è poi la scelta dei personaggi. Dopo aver giocato con la fisicità e le espressioni facciali del contabile Toni Servillo, questa volta si crogiola di un brillante attore come Roberto De Francesco che, con tutte le sue imperfezioni e debolezze, conquista di diritto il premio assegnatogli al Festival di Courmayer del 2013 come miglior attore della rassegna.

Al pari di De Francesco, una menzione speciale la merita anche Esther Elisha, che col suo gioco di sguardi e sorrisi beffardi regala un’interpretazione profonda senza isterismi e buonismo, nuda con le sue fragilità.

Con una fotografia d’impatto e una musica intimista, Incerti con questa pellicola ottiene una promozione sul campo, disegnando una storia più che interessante, un noir psicologico dal significato allegorico dove Barabba (Donato), la Maddalena (Norah) e i farisei (Gaetano e la sua banda) cercano la redenzione al cospetto della croce sul monte Golgota. Una croce in cui i protagonisti, invece, vedono solo il denaro.

COMMENTO
Con una fotografia d’impatto e una musica intimista, Incerti con questa pellicola ottiene una promozione sul campo, disegnando una storia più che interessante, un noir psicologico dal significato allegorico dove Barabba (Donato), la Maddalena (Norah) e i farisei (Gaetano e la sua banda) cercano la redenzione al cospetto della croce sul monte Golgota. Una croce in cui i protagonisti, invece, vedono solo il denaro. 
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