Monuments Men

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Quello che la Storia ed il cinema che parla di essa ci ha abituato a percepire degli avvenimenti legati alla Seconda Guerra Mondiale, sono gli atti eroici di molti uomini, compiuti per salvare preziose vite umane.

Mai prima d’ora il grande schermo si era occupato di narrare una storia vera, che si svolge durante gli anni sanguinari del Reich, che abbia come protagonisti un piccolo gruppo di uomini che hanno una missione particolare: salvare quante più opere d’arte possibili dalle mani dei Nazisti, prima che essi possano distruggerle.

Si sa, la figura di Hitler è quantomeno curiosa oltre che sconvolgente: fra tutte le controversie psicologiche che hanno contraddistinto uno degli uomini più sanguinari della storia c’è quella che riguarda la sua voglia di costruire una città tutta sua infarcita di splendide opere d’arte trafugate dai paesi invasi dalle truppe tedesche.

Proprio per questo le truppe naziste hanno collezionato milioni di quadri, opere d’arte e raffigurazioni artistiche di ogni genere affinché queste potessero prendere parte al raggiungimento della massima espressione dell’ego di Adolf Hitler.

Ma la guerra stava volgendo al termine, ed ormai erano pochi i giorni che dividevano la disfatta delle truppe di coloro che uccisero senza vergogna migliaia di vite innocenti.

Tutte queste raffigurazioni artistiche, vere e proprie testimonianze dell’arte e della cultura umana, rischiavano di essere bruciare assieme all’orgoglio tedesco.

Una  divisione delle forze armate fu formata nel 1943 dal presidente Roosevelt e dal generale Eisenhower per recuperare questi tesori dell’arte, i così detti “Monuments Men”.

Il film dedica la storia alle gesta di questi uomini, e lo fa puntando su di una regia che non vuole perdersi in raffigurazioni drammatiche o sanguinolente delle vicende guerresche.

Il piglio narrativo è il più delle volte leggero, con una punta ironica che riesce a rendere le due ore di film gradevoli, senza mai perdere di vista la vicenda drammatica che investì anche questi uomini (notevole la scena in cui un uomo perde la vita mentre i protagonisti ascoltano un canto di Natale).

Alcuni di loro persero la vita, e la regia rende giustizia ai delicati e drammatici momenti puntando soprattutto sulla bravura degli attori e su di una colonna sonora deliziosa.

Proprio la punteggiatura melodica riesce a descrivere al meglio tutti i momenti salienti di questa particolare task force, e lo fa con un garbo ed una ricercatezza stilistica che permette alla telecamera di evitare di mostrare inutili orpelli violenti per coinvolgere lo spettatore.

Il risultato che viene fuori è uno spettacolo fatto di diversi, ottimi attori che riescono a tenere la scena senza prevalere l’uno sull’altro.

Si parla di Bill Murray, George Clooney, Matt Damon e Cate Blanchett, senza dimenticare quel simpatico omone di John Goodman. Attori che sembrano essere quasi come il buon vino, visto che più invecchiano maggiormente riescono ad esprimere la loro caratura artistica.

“Monuments Men” è un film originale e girato con gusto, che ha anche il pregio non indifferente di raccontare una storia che non tutti conoscono in modo così meticoloso.

Una storia che ha visto alcuni uomini sacrificarsi per tramandare la memoria dell’uomo tramite l’eccezionale potere della forza visionaria dell’arte.

COMMENTO
Monuments Men è un film originale e girato con gusto, che ha anche il pregio non indifferente di raccontare una storia che non tutti conoscono in modo così meticoloso. Una storia che ha visto alcuni uomini sacrificarsi per tramandare la memoria dell’uomo tramite l’eccezionale potere della forza visionaria dell’arte.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".