Lo chiamavano Jeeg Robot

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Enzo Ceccotti è un uomo dal carattere chiuso e di poche parole. Vive nel quartiere Tor Bella Monaca di Roma e la sua vita è fatta di furti e di cattive compagnie.

Mentre fugge dall’ennesimo inseguimento da parte della polizia, per evitare che le guardie lo trovino è costretto ad immergersi dentro il Tevere, noto fiume romano.

Dentro le torbide acque però Enzo entra a contatto con una strana sostanza radioattiva, che lo rende un uomo dalle capacità eccezionali.

Lo chiamavano Jeeg Robot è il nuovo film con protagonista Claudio Santamaria, noto attore romano. Santamaria è difficile che partecipi a progetti cinematografici (come televisivi) di scarso valore.

E quest’ultimo film, come da tradizione per l’attore, è tutto fuorché un prodotto cinematografico di scarsa fattura.  Lo chiamavano Jeeg Robot è un progetto che ha come punto nevralgico della sceneggiatura l’estrema importanza data alla figura dell’eroe.

Eroe visto come un uomo dallo straordinario coraggio, che si immola per gli altri anche se ha tutto da perdere e nulla da guadagnare.

Ma Enzo non nasce come un uomo pronto a dedicare la vita agli altri, perché la sua vita è contraddistinta da una condotta illegale e da una notevole indifferenza verso gli altri.

Enzo non ama il prossimo. Anzi, a dirla tutta, a lui non interessa proprio del genere umano tutto. Lui non vive, ma sopravvive, tramite l’ausilio di furti e ricettando materiali rubati.

Ma qualcosa cambia. Non tanto quando la sua forza si quintuplica, ma nel momento in cui incontra Alessia, figlia di un brutto ceffo con cui soleva fare lavori  sporchi.

Alessia è la scintilla che accende tutto quello che in Enzo dapprima era solo sopito: la sua voglia di giustizia, che possa spingerlo a fare qualcosa per il bene altrui.

Alessia è una ragazza infelice  che ha perso la madre. Il suo profilo psicologico è devastato da brutti episodi di violenza sessuale perpetrati da persone insospettabili.

Ma Alessia è riuscita a chiudere la sua mente a tutte queste brutture e rivolgere la sua attenzione solamente verso il suo beniamino di fantasia, quell’Hiroshi Shiba protagonista del manga/OAV Jeeg Robot d’acciaio.

Hiroshi è capace, nella sua mente senza equilibrio, di difenderla. La ragazza non si separa mai dai DVD con protagonista il robot che combatte i mostri di Amiba.

Ma ora la sua fantasia trova riscontro nella realtà,  dopo aver scoperto le eccezionali capacità di Enzo. Ora il nome dell’uomo non è più Enzo, ma proprio Hiroshi Shiba.

Nessun eroe sarebbe tale senza una figura femminile,  ma soprattutto senza una nemesi che lo valorizzi nel  combattimento e nella tensione morale. Di certo la sceneggiatura non vuole privarsi di un personaggio distorto e pieno di buio nel suo animo, perfetto per essere portatore di caos e morte.

Il lato oscuro del film si chiama “Lo zingaro”, un uomo violento e pieno di manie, sulle quali svetta quella per l’igiene.

Lo zingaro rappresenta l’archetipo del personaggio dotato di un superego che lo porta a desiderare, più che il denaro in sé, il potere, quello che può manipolare gli uomini a proprio piacimento.

Ma il cattivo del film è anche ironico, ed ha la  capacità di mostrarsi in scena mentre esegue un improbabile karaoke con il torso scoperto e con un look fatto di vestiti di pailettes, proprio come una star degli anni settanta.

Lo chiamavano Jeeg Robot è un bellissimo esempio di cinema italiano d’intrattenimento; un intrattenimento fatto di una eccezionale qualità, con una regia degna di nota, ma soprattutto effetti speciali che non sfigurerebbero nemmeno se accostati ad una produzione hollywoodiana.

I combattimenti sono resi in modo eccellente, con l’obbiettivo che spesso, ad ogni potente colpo inferto da Enzo ai danni dei nemici, è tremante. Questa è un’ottima trovata per rendere più credibile la forza d’impatto dei pugni del protagonista.

Anche il make-up è uno dei migliori ultimamente visti all’interno di un film italiano, con arti mozzati che è impossibile distinguere dalla realtà.

Sebbene Enzo sia nato e viva tutt’ora in un quartiere difficile della capitale, il regista non si limita ad una sola zona come setting della storia, ma sceglie tutta la città romana.

La capitale italiana è vittima di disordini che fanno proliferare violenza e caos. Alcune bombe stanno uccidendo innocenti all’interno della città. Questi attentati sembrato solo il prologo per qualcosa di orribile che potrebbe succedere da un momento all’altro.

Un film pienamente promosso questo Lo chiamavano Jeeg Robot . Consigliato a tutti gli amanti della fantasia, dell’intrattenimento ma, soprattutto, a chi ama il cinema italiano che vale.

COMMENTO
Un film pienamente promosso questo Lo chiamavano Jeeg Robot . Consigliato a tutti gli amanti della fantasia, dell’intrattenimento ma, soprattutto, a chi ama il cinema italiano che vale. Lo chiamavano Jeeg Robot è un bellissimo esempio di cinema italiano d’intrattenimento; un intrattenimento fatto di una eccezionale qualità, con una regia degna di nota, ma soprattutto effetti speciali che non sfigurerebbero nemmeno se accostati ad una produzione hollywoodiana.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".