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Esce il 9 febbraio 2025 alle 21:15 in esclusiva su Sky Cinema e in streaming solo su NOW Limonov, biopic sullo scrittore russo Ėduard Limonov tratto dal romanzo biografico di Emmanuel Carrère.
È stato un poeta, uno scrittore, ma non solo: nato a Dzeržinsk il 22 febbraio 1943 Ėduard Limonov (al secolo Ėduard Veniaminovič Savenko) ha ricoperto durante la sua vita anche il difficile ruolo di nazionalista e attivista dei diritti costituzionali.
Fondatore e leader del Partito Nazional Bolscevico, Limonov ha ricoperto il duplice ruolo di intellettuale russo e di vero uomo politico che soleva “sporcarsi le mani” durante le caotiche e pericolose manifestazioni a cui partecipava.
Nel 2011 esce il romanzo di Emmanuel Carrère intitolato Limonov, che riesce sapientemente a descrivere la variegata personalità di questo uomo.
Un romanzo, quello di Emmanuel Carrère, che non poteva non diventare un film.
Ci pensa il regista russo Kirill Serebrennikov a dirigerlo, e sceglie Ben Whisaw (che ultimamente abbiamo visto a fianco di Keira Knightley nella serie Black Doves) nei panni dello scrittore russo.
UNA PERSONALITÀ’ CONTROVERSA E SEMPRE IN DISCUSSIONE
Può il medium cinematografico catturare su schermo l’enfasi artistica e una personalità così incontenibile e imprevedibile come quella di Ėduard Limonov?
Una domanda che probabilmente si sarà posto il regista Kirill Serebrennikov e alla quale è riuscito a rispondere con efficacia grazie a una struttura registica mai uguale a sé stessa e ricca di artifici visivi semplici ma che riescono a rendere giustizia all’animo poetico e politicamente ruggente di Ėduard Limonov.
La narrazione cinematografica inizia all’incirca nel 1969, periodo in cui Limonov già inizia a frequentare in Unione Sovietica circoli letterari durante i quali si confronta con altri intellettuali.
Il suo spirito rude e graffiante spesso non si lega con gli addomesticati pensieri letterari dei suoi colleghi, e proprio da quelle vivaci querelle si evince subito il carattere indomabile di Limonov.

La regia di Limonov quando cattura questi momenti sceglie di mostrare le scene rimpicciolendo l’area di visione e rendendola in bianco e nero, come per sottolineare il periodo di grossa discussione interiore dello scrittore russo che ancora doveva trovare una sua dimensione.
Ma non è tutto: quando Limonov parte per New York durante gli anni ’70 la rappresentazione visiva cambia ancora e predilige uno spazio scenico dai colori mortificati e una pellicola che si presenta poco dettagliata, a conferma di come le ideologie di Limonov ancora non potevano vantare una personalità ben definita ma fumosa.
L’alta definizione arriva soprattutto quando Ben Whisaw deve misurarsi con Elena (Viktorija Mirošničenko), la musa di Limonov e la donna che lo ha reso per la prima volta in vita sua un uomo banale che deve fare i conti con quel sentimento così scomodo chiamato gelosia.

IL SESSO COME SFOGO INTELLETTUALE E SOSTEGNO EMOTIVO
Elena rappresenta l’epicentro sentimentale e passionale di Limonov: questa donna longilinea e fascinosa riesce a sintonizzarsi sulla linea d’onda intellettuale di Limonov, con cui condivide un grande sentimento di ribellione per gli stantii status symbol dei loro tempi.
Elena e Limonov assieme formano una incredibile unione di passione sessuale che vuole in qualche modo tracciare un nuovo modo di vivere il sentimento amoroso.
La regia, pur non mostrando scene particolarmente scabrose, riesce con dovizia a cogliere l’enorme eros che i corpi di Limonov e di Elena assieme sprigionano.
Sarà proprio il sesso a essere una valvola di sfogo e il posto sicuro in cui il poeta russo potrà finalmente guardare dentro la sua anima frastagliata da sentimenti nazionalistici e di vero e proprio odio verso l’incomprensibile capitalismo che opprime e genera divisioni sociali.
Sebbene Elena sia la destinataria principale dei sentimenti amorosi di Limonov, il film di Serebrennikov non rinuncia anche a mettere in scena rapporti sessuali improvvisati e singolari di Limonov, che saranno fondamentali per avviare in lui una svolta concettuale indispensabile affinché l’uomo diventi anche un attivista politico.
Limonov è un film che non pretende di rappresentare tutta la complessa ideologia del poeta e scrittore russo: Kirill Serebrennikov sfrutta con sapienza diverse soluzioni artistiche che il medium cinematografico mette a disposizione e riesce con successo a creare un collage emozionale che sa coinvolgere e, a tratti, anche a disturbare, lo spettatore.
Due sentimenti che sicuramente Ėduard Limonov amava instillare nei suoi lettori e seguaci politici.






































