L’abbiamo fatta grossa

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Protagonista dell’ultimo film di Carlo Verdone è Arturo Merlino, un uomo che sbarca il lunario dopo essersi separato dalla moglie facendo l’investigatore privato.

Ma il suo lavoro non gli da molte soddisfazioni, soprattutto quando le sue missioni consistono nel recupero del gatto di un anziano signore decisamente tirchio.

Ma Arturo non si da per vinto, ed anche se è costretto a vivere dalla zia perché privo della sua casa ormai venduta, riesce a divagare ed uscire dai suoi problemi quotidiani quando si mette davanti al suo portatile e scrive di rocambolesche avventure di un personaggio da lui creato, proprio un affascinante investigatore protagonista di tante missioni pericolose.

Yuri Pelagatti, interpretato da Antonio Albanese, è un attore teatrale distrutto dalla separazione con la propria moglie. Proprio per lo shock derivante da questo allontanamento, Yuri si scorda sistematicamente le battute da recitare sul palcoscenico, e la cosa gli crea tantissimi problemi sul lavoro.

Yuri si rivolge ad Arturo per cercare di scoprire qualcosa di più sulla nuova relazione della moglie. Questo incontro li porterà a trovare una valigetta piena di denaro. Denaro che creerà più problemi che altro a tutti e due.

Carlo Verdone in questo nuovo film sceglie di dedicarsi alla commedia pura (apparentemente) priva di analisi sociale, e soprattutto dedita a far divertire in modo spassoso il pubblico al cinema.

I due personaggi assieme sulla scena funzionano: la recitazione più animosa e spesso simpaticamente nevrotica di Verdone, ben si sposa con quella decisamente più flebile di Albanese.

Il tono perentorio con cui Arturo spesso di rivolge a Yuri per sottolineare le sue defiance, accompagnato da bonarie parolacce rese prive di volgarità dal contesto quotidiano, riesce a rendere ancora più visibile l’incessante e spassosa calma serafica di Albanese nei confronti del suo nuovo amico romano.

I due non risultano delle macchiette stereotipate, ed hanno la capacità di tenere bene la scena con un ritmo di recitazione ben calibrato e mai eccessivo.

Il film offre anche altri personaggi ben riusciti, a partire dalla zia di Arturo, anziana signora che crede che il marito sia ancora vivo e gli faccia delle avances sessuali, oppure la compagna di Verdone nel film, una giunonica donna armena che ama cantare.

Personaggi che fotografano il periodo storico in cui l’Italia versa, fatto di cittadini con origini straniere nati nella capitale e quindi del tutto romani, come si può evincere dalla simpatica ragazza orientale che aiuta Arturo nel suo lavoro rimediato e che usa una simpatica cadenza romana quando parla.

Ma, sebbene Carlo non volesse inserire nel suo film particolari richiami ai problemi attuali, probabilmente proprio non ne può fare a meno. Il che è un bene, perché ogni riferimento a mali sociali e d economici è fatto con il sorriso sulle labbra.

Impossibile non citare le simpatiche gag che vedono i due protagonisti impossibilitati a spendere i soldi trovati in questa fantomatica valigetta, perché il bottino è composto da banconote da 500 euro che ogni commerciante nella capitale non riesce in alcun modo a cambiare perché sprovvisto di liquidità.

Insomma anche in questo film la crisi si sente e si fa sentire con il tono spassoso, ma non questo meno importante, della risata.

Ma non è solo la congiuntura economica a fare da contorno alle disavventure di Verdone ed Albanese: anche persone importanti che dovrebbero avere la responsabilità di gestire questo paese fanno, in qualche modo, parte della sceneggiatura del film, come si può capire dal finale del film che nasconde un colpo di scena ben architettato.

Il ritorno di Carlo Verdone alla commedia pura, sicuramente con un occhio alla critica sociale, regala a tutti gli appassionati del noto e storico attore romano un ottimo motivo per tornare al cinema, con il valore aggiunto di un altro mattatore comico al suo fianco.

COMMENTO
Il ritorno di Carlo Verdone alla commedia pura, sicuramente con un occhio alla critica sociale, regala a tutti gli appassionati del noto e storico attore romano un ottimo motivo per tornare al cinema, con il valore aggiunto di un altro mattatore comico al suo fianco.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".