In Darkness

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Leopold Socha (Robert Wieckiewicz) è un profondo conoscitore delle fogne della città di Lvov, situata nella Polonia occupata dai nazisti e focolaio di violenze quotidiane.

Leopold è un operaio del sistema fognario, e si improvvisa anche ladruncolo per l’occasione. Grazie a quei labirinti maleodoranti che conosce “meglio della sua vita”, riesce anche a sbucare dentro appartamenti per rubare qualcosa.

La sua vita cambierà quando quelle fogne diventeranno luogo di salvezza per decine di ebrei, vessati dai tedeschi che vogliono estirpare tutta la vita dal ghetto ebraico.

“In Darkness” è un film toccante che narra una storia realmente accaduta. Durante quegli anni bui anche gli umidi e poco igienici locali delle fognature divennero una meta desiderabile per quegli uomini, donne e bambini, che dovevano fuggire dall’insana ed implacabile violenza del sistema nazista.

Il film si giova di una realizzazione impeccabile, a partire dal background scenografico, ricco di dettagli e perfettamente credibile nella sua ricostruzione, fino all’uso sapiente delle luci in scena.

Durante la forzata sosta nelle fogne, gli oscuri labirinti sono investiti da luci flebili, che riescono sempre a descrivere perfettamente i difficili momenti di sopravvivenza dei fuggitivi.

Ogni giorno è una lotta per prendere distanza dai ratti, anch’essi affamati, e per riuscire a preparare del cibo in condizioni così disumane.

Sopra le fognature, dove splende il sole ma l’umanità sembra essere solo un lusso, soldati in divisa scura che credono in un folle piano omicida, uccidono solo per arricchire il loro lato sadico.

Anche se decine di altri film hanno sottoposto spesso gli spettatori ad osservare inenarrabili orrori dell’epoca del Fuhrer, è impossibile non impressionarsi di fronte a scene che il film presenta, come gruppi di donne totalmente nude che prima di essere fucilate vengono fatte correre tutte assieme per essere derise.

L’umanità che esprime quest’uomo comune, Leopold, acquista un valore durante il film che esula dal triste contesto storico e restituisce un certo ottimismo. Quest’uomo semplice in principio si fa pagare per portare questi uomini nelle fogne, ma poi scopre che il suo non è un lavoro ma diventa una vera e propria missione di salvataggio. La regia di Agnieszka Holland, che già aveva affrontato il tema alcuni anni fa con “Europa Europa”, non vuole nascondere nulla delle zone buie della vita di quei tempi.

La gente aveva quasi scordato cosa fosse l’amore. L’impulso sessuale rappresentava l’unico escamotage per provare piaceri che all’epoca erano inesistenti. Molti polacchi erano al soldo della Gestapo per denunciare gli ebrei e guadagnare soldi immersi nel sangue delle vittime.

Un film impressionante per come riesce efficacemente a descrivere la doppia vita che sussiste sopra e sotto le strade, in un inferno di escrementi e fetore che rappresenta l’unica possibilità di salvezza.

Una visione consigliata se si vuole comprendere, ancora una volta, che quel periodo storico è sì costellato da tragedie infinite, ma anche di sorprendenti storie che illuminano l’anima e, conseguentemente, l’arte del cinema.

COMMENTO
Un film impressionante per come riesce efficacemente a descrivere la doppia vita che sussiste sopra e sotto le strade, in un inferno di escrementi e fetore che rappresenta l’unica possibilità di salvezza. Una visione consigliata se si vuole comprendere, ancora una volta, che quel periodo storico è sì costellato da tragedie infinite, ma anche di sorprendenti storie che illuminano l’anima e, conseguentemente, l’arte del cinema.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".