Il segreto dei suoi occhi

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Ray è un ex agente dell’F.B.I. che ha vissuto circa dieci anni a cercare di scovare l’assassino della figlia della sua ex collega, nonché cara amica, Cobb.

Gli anni in cui lavorava con Cobb erano sereni, sebbene il suo lavoro non fosse il massimo dell’allegria, visto che consisteva nel cercare e distruggere presunte cellule terroristiche presenti in America.

Ora Ray si è ritirato dal suo lavoro. Il distintivo ha perso il suo fascino dopo che è stato sporcato con sangue di innocenti.

Sono tredici anni circa che non vede più i suoi colleghi. Ma è arrivato il momento di rifarsi vivo, perché è convinto di aver individuato il ragazzo che all’epoca decise di far finire la giovane vita della figlia della sua migliore amica.

Dopo l’11 settembre i  terroristi sembrano essere il primo pensiero a cui le forze dell’Ordine fanno attenzione. Quel giorno del 2002 lui e Cobb si trovavano vicino alla moschea della loro città per investigare sul cadavere di una ragazza. Quel corpo senza vita purtroppo era la figlia della sua collega.

Il segreto dei suoi occhi è un remake di un film argentino uscito nel 2009. La storia che racconta è resa in modo decisamente realistico su schermo, con i protagonisti che esprimono chiaramente le loro forti emozioni.

Ray è un agente dal carattere fumino, che ama e vorrebbe giustizia nel mondo in cui vive, ma che deve confrontarsi con poteri più grandi di lui, che fanno caso al bene comune, rappresentato da migliaia di americani. Il cadavere della figlia di un agente è poca cosa in confronto.

Julia Roberts nel ruolo di Cobb è molto incisiva nel mostrare il suo dolore e la ferita che porterà sempre dentro di sé dopo aver visto il corpo della sua unica figlia lasciato in un cassonetto della spazzatura.

Nicole Kidman è il procuratore distrettuale Claire. La sua figura è severa, mastodontica nella sua enorme personalità e nel suo carattere deciso. Ma il suo personaggio avrà un doppio aspetto: quello di un giudice senza remore sul lavoro ed allo stesso tempo di una donna che ha una forte alchimia con Ray. Alchimia che non potrà mai sfociare in vero amore.

La sceneggiatura del film mostra in continuazione il passato ed il presente: quest’ultimo si mostra quando Ray è convinto di aver individuato l’uomo che ha tolto la vita alla figlia di Cobb, mentre il passato serve a strutturare e raccontare i rapporti affettivi tra i tre personaggi chiave del film ed i loro colleghi.

Lo spazio scenico dell’ufficio dell’F.B.I. è spesso protagonista dell’indiscreta telecamera: all’interno di esso gli attori esprimono le loro emozioni con parole, urla e lacrime. Ma sono soprattutto gli sguardi a raccontare l’anima di ognuno di loro.

La regia non ha alcuna intenzione di ubriacare lo spettatore con sparatorie, inseguimenti esaltanti oppure scene di effetti speciali particolari. Le emozioni che il film esprime provengono dalle esperienze che i personaggi vivono sulla loro pelle, senza indugiare a far vacillare il loro (presunto) equilibrio interno.

L’assassino di quella povera ragazza non è un uomo che si nasconde oppure che tenta di fuggire. Costui è un giovane che ha un ruolo ben preciso nell’F.B.I. Un ruolo tale che lo rende praticamente invulnerabile alle sue responsabilità di omicida.

A questo punto molteplici scene fanno scattare rabbia e disgusto nello spettatore, come in effetti non accadeva da diverso tempo. Un risultato sicuramente notevole, dal momento che il pathos generale è prodotto soprattutto dalla qualità recitativa degli attori.

Le due belle di Hollywood, la Roberts e la Kidman, sono perfettamente calate nei loro ruoli. La sofferenza come madre della donna interpretata da Julia Roberts trasforma anche i connotati della famosa attrice, mentre il fisique du role impeccabile di Nicole Kidman non lascia trasparire, di primo acchito, alcuna sua debolezza.

Almeno all’inizio perlomeno. Quando la bionda attrice cala anche lei la maschera della donna forte per eccellenza riesce ad essere anche più fragile della sua collega Cobb, soprattutto davanti all’uomo che poteva donarle un futuro amoroso ben diverso dal suo attuale finto matrimonio.

Il segreto dei suoi occhi solletica l’emotività dello spettatore per tutta la durata del film, soprattutto quando svela quel finale crudo e malinconico che per molti rappresenterebbe la perfetta concezione di giustizia.

Proprio quella giustizia che non sembra appartenere in nessun modo a questo mondo.

COMMENTO
Il segreto dei suoi occhi solletica l’emotività dello spettatore per tutta la durata del film, soprattutto quando svela quel finale crudo e malinconico che per molti rappresenterebbe la perfetta concezione di giustizia. Proprio quella giustizia che non sembra appartenere in nessun modo a questo mondo.
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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".