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Esce il 1° ottobre 2026 nei cinema Digger, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu, con un Tom Cruise protagonista nei panni di un personaggio tutt’altro che eroico e affascinante.

Pensando al regista messicano, vengono subito in mente i suoi due lungometraggi più importanti: Birdman e The Revenant: Redivivo. Il primo è costruito su un racconto cinematografico che predilige la commedia nera, intrisa di satira e umorismo tagliente, mentre il secondo è un’avventura fortemente drammatica, priva di qualsiasi vena satirica. Due opere molto diverse tra loro, ma amate in egual misura, capaci entrambe di coinvolgere lo spettatore con straordinaria efficacia. Ora è il momento di Digger, che sceglie di raccontare una storia puntando sull’ironia, proprio come Birdman, ma con un valore aggiunto non trascurabile: la metatestualità, elemento che rende l’opera di Iñárritu estremamente originale.

L’arte della finzione cinematografica che ancora riesce a stupire

I primi trenta, quaranta minuti del film sono meravigliosi: siamo al mattino, momento in cui Digger Rockwell (Tom Cruise), dopo un lungo sbadiglio, si alza dall’enorme letto che condivide con la sua amata gatta Maggie.

Maggie è un felino anziano e piuttosto malandato, che miagola teneramente tra le braccia del padrone. Non si tratta di un animale reale, bensì di un efficace animatronic, capace di restituire una sensazione di grottesca tenerezza attraverso movimenti a tratti poco realistici.

Se Maggie appare già come una presenza poco credibile, non è nulla rispetto al personaggio interpretato da Cruise: un uomo leggermente sovrappeso, dal viso pallido, che dispensa parolacce al telefono con i collaboratori mentre gli comunicano pessime notizie riguardo al suo impero miliardario.

Digger Rockwell è infatti un potentissimo magnate del petrolio che, a causa dei propri affari, darà il via a un disastro ambientale capace di mettere in pericolo non solo i suoi capitali, ma anche la vita di migliaia di persone.

Vederlo sbraitare al telefono, o durante una videochiamata, vestito con un pigiama di seta e un paio di stivali da cowboy, è un’esperienza straniante, che fonde dramma e commedia nera con grande ironia.

Oltre alla mise di Cruise, colpisce anche la scenografia: l’arredamento della magione di Digger è volutamente kitsch, con decine di teste di animali appese al muro e specchi incorniciati da improbabili corna appartenenti a chissà quale povera bestia.

La primissima parte del film riesce così ad attanagliare l’attenzione dello spettatore, sbigottito dal carattere iracondo e superficiale del protagonista, ma anche divertito dal suo stile di vita tanto assurdo.

Tom Cruise nel film Digger.
Digger ogni mattina pulisce la sua amata Maggie, una gattina anziana che è più morta che viva

Una narrazione cinematografica singolare

Raccontare l’ultimo lavoro di Iñárritu senza incorrere in odiosi spoiler è un esercizio stilistico tutt’altro che semplice. Basti sapere che, trascorsa la primissima parte del film, Digger svela un grosso cambio di prospettiva narrativa, capace di renderlo estremamente interessante e di stravolgere il ruolo interpretato da Tom Cruise.

Se nella prima parte la scenografia serviva a presentare Digger e le sue controverse mansioni capitalistiche, il plot riserva ora innumerevoli sorprese: ribalta non solo il ruolo del protagonista, ma sorprende anche attraverso un uso della messa in scena capace di fondere con grande genialità realtà e finzione, due concetti che convivono perfettamente nell’universo narrativo orchestrato dallo stesso Iñárritu, insieme a Sabina Berman, Alexander Dinelaris Jr. e Nicolás Giacobone.

John Goodman nel film Digger.
La recitazione e le espressioni del viso di Goodman sono eccezionali. Nessun Presidente degli Stati Uniti è mai stato ritratto al cinema in modo così singolare e grottesco

Una graffiante critica ambientalista

Il fulcro narrativo di Digger poggia su un’esplicita critica ai modelli di business che minano l’ambiente e danneggiano il pianeta.

Sebbene il personaggio interpretato da Cruise resti il fulcro della vicenda, nel film compaiono anche numerosi uomini di potere legati a Digger, tra cui lo stesso Presidente degli Stati Uniti, interpretato da un (bravissimo) John Goodman.

Potenti uomini di stato, magnati e improbabili predicatori: quando si riuniscono attorno al tavolo nella casa di Digger per affrontare la catastrofe imminente, appare chiaro come essi stessi rappresentino l’America, la nazione più potente del mondo, che sembra mettere costantemente a repentaglio l’equilibrio ambientale dell’intero pianeta.

Sorprende, e colpisce, come Iñárritu affermi senza mezzi termini che gli Stati Uniti siano tra i principali responsabili dell’aumento della CO₂ nell’atmosfera e dei danni provocati dal metano.

Una scelta narrativa coraggiosa, che sottolinea come le nazioni più potenti dovrebbero avere anche maggiore responsabilità nella lotta contro l’inquinamento e nell’adozione di politiche green.

Ma se, arrivati a questo punto, pensate che Digger offra solo una sterile (e retorica) critica al disinteresse dei grandi paesi verso la crisi ambientale, commettereste un grave errore di valutazione.

Il film non si limita a puntare il dito contro i colpevoli dei disastri ambientali che ci attendono, ma si sofferma anche su illuminanti riflessioni riguardo allo stile di vita di ciascuno di noi, plasmato su comfort che dipendono dal petrolio e da pratiche inquinanti: non solo l’uso di veicoli a benzina, ma anche i vantaggi dell’aria condizionata e dello shopping online, che ogni giorno spinge migliaia di veicoli su strada pur di garantire consegne rapidissime.

Dove vedere Digger
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COMMENTO
Digger è il classico film difficilissimo da raccontare, perché offre una sceneggiatura talmente originale da rendere quasi impossibile parlarne senza svelare involontariamente qualche spoiler. Ho trovato il lungometraggio di Alejandro González Iñárritu eccellente, a partire dalle straordinarie interpretazioni di Tom Cruise e John Goodman, capaci di dare vita a due personaggi grotteschi, ma al tempo stesso carichi di carisma e drammaticità. Oltre alle grandi performance attoriali, il film sorprende per la sua sceneggiatura, costruita su più livelli narrativi che la rendono incredibilmente coinvolgente e originale. Assistiamo alla rappresentazione di più storie che si intrecciano tra loro, dando vita a un racconto stratificato, quasi una matrioska narrativa, che riserva sorprese fino a culminare in una performance metatestuale capace di coinvolgere anche il pubblico seduto in sala. La satira ambientale non è mai stata così brillante e pungente, perché riesce a raccontare, attraverso la finzione, una tragedia ormai imminente. Digger è grande cinema, messo al servizio della percezione umana e della critica verso politiche comuni che rischiano di condurci verso un futuro drammatico. E scusate se è poco.
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Luca Spina
Dopo la visione di Grosso guaio a Chinatown a dieci anni, ho capito che il cinema sarebbe diventato la mia più grande passione. Poco dopo, un computer ZX Spectrum mi ha fatto innamorare dei videogiochi e della tecnologia. Sono il direttore di PressView.it, portale dedicato a cinema, serie TV e gaming, dove scrivo unendo curiosità e spirito critico. Le serie TV mi accompagnano da sempre — da Il mio amico Arnold a Happy Days — e ancora oggi rappresentano uno dei piaceri più autentici del mio lavoro.
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