22.11.63

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Il professore George Amberson dalla carta stampata del libro 11.22.63 di Stephen King arriva sul piccolo schermo grazie ad una serie TV composta da otto episodi.

Otto episodi da poco meno di un’ora ciascuno per cercare di trasporre tutta la fantasia, la genialità e la suspense di uno dei romanzi più ispirati dello scrittore di Shining ed It.

James franco impersona George, che in modo piuttosto bizzarro riuscirà a fare un salto temporale negli anni ’60. Un viaggio nel passato che George userà per portare a termine una missione che, secondo lui, dovrebbe permettere al genere umano di vivere in un mondo (futuro) migliore.

Ma le cose non saranno assolutamente semplici, perché non è facile manipolare il passato, vero e proprio nemico di George e dei suoi piani per cambiare i tempi che furono.

Il destino è una variabile che non è possibile prevedere né gestire in alcun modo, e questo George lo capirà a sue spese, cercando di contrastare una forza sconosciuta ed invisibile che lo metterà alla prova in diversi modi prima di cedere al suo volere.

Non è assolutamente semplice dare un giudizio riguardo alla serie 11.22.63. La difficoltà è notevole, dal momento che chi scrive ha letto il romanzo originale da cui è tratta la serie TV. Ma non voglio in alcun modo affermare che il romanzo originale di Stephen King sia migliore solo perché è un libro e perché originariamente questo racconto è stato pensato per essere tramandato tramite uno scritto.

Il problema di 11.22.63 non è il medium principalmente, ma il tipo di romanzo. Il libro di King creava un pathos che poggiava sostanzialmente sulla descrizione delle emozioni di George, riguardo a come la vita era diversa nel 1963, ma soprattutto tramite i continui rimandi ai suoi rapporti sociali con gli alunni a cui avrebbe insegnato nel passato da professore, proprio come solea fare nel 2016. Il protagonista nel romanzo opera un continuo peregrinare per ottenere informazioni e studiare un piano che possa permettergli di riuscire nel suo intento. I suoi viaggi in macchina e le informazioni che riesce a carpire, sono parte della sua straordinaria missione.

 

L’azione non è il fulcro del racconto, e l’adrenalina è protagonista soprattutto durante le scene che coinvolgono George lottare contro il potere del passato. Ecco tutto questo nella serie TV manca, ma è necessario che sia così data la natura del mezzo di comunicazione ora coinvolto. Quello che potete vedere sul televisore è un uomo che non è più solo nella sua assurda missione, ma che si fa aiutare da un personaggio che compare nel romanzo da cui è tratto, ma che ha tutt’altro ruolo.

Un ragazzo sempliciotto, che non possiede le doti intellettive e pratiche per aiutare George. Tutte le reti sociali e gli affetti che il professor Amberson costruisce nel romanzo sono solo accennate, ed i suoi affetti diventano tali nel giro di una puntata o due. Troppo poco, soprattutto pensando al personaggio chiave di Sadie, musa ispiratrice dell’ultima, fondamentale, decisione del protagonista.

La serie TV dunque non riesce ad emozionare come dovrebbe, ma solo ad intrattenere ed incuriosire soprattutto coloro che non hanno avuto il piacere di gustarsi il libro. 11.22.63 è un bignami video, a tratti distorto, di tutto quello che il romanzo riesce ad offrire nelle sue pagine. Forse il problema risiede proprio nel genere di romanzo da cui è tratto, che a dirla tutta non è proprio adatto ad una trasposizione televisiva.

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Dopo la visione di “Grosso Guaio a Chinatown” a 10 anni, la mia più grande passione è diventata il cinema. Poco dopo gli adorati schiacciapensieri vengono surclassati dall'arrivo di un computer di nome “ZX Spectrum”. Scatta così l’amore per i videogiochi e la tecnologia. E le serie TV? Quelle ci sono sempre state, da "Il mio amico Arnold" fino a "Happy Days".